Creazionismo

Dio creò l’uomo e lo chiamò Adamo, poi plasmò la donna e la chiamò Eva. Disse loro che potevano fare quello che volevano, bastava soltanto che non mangiassero delle mele da un albero.
“Tutt’apposto, patate'”, gli dissero i due, che da quel momento in poi iniziarono ad andare girando per il verde giardino dell’Eden, un po’ sucutiando qualche coniglio, un po’ bevendo acqua da un funtaniello.
“Ada’, t’aggia rice ‘a verità, io ‘nu milo mme lo mangiasse”, fece Eva vicino al compagno.
“Secondo me potremmo raccoglierlo, ma senza mangiarlo, al limite ce lo astipiamo per quando abbiamo sete”, rispose lui con biblica morigeratezza.
Eva non lo fece parlare proprio e si mise a scappare verso la pianta, mentre Adamo cercava di acchiapparla e farla ragionare.
Arrivati sotto la folta chioma, trovarono un serpente enorme, una specie di cervone che iniziò a ‘nzerrotiare la donna, finché non riuscirono a convincere pure l’uomo.
I due addentarono il frutto, chiedendo all’animale dove potessero approvvigionarsi di un chilo di zucchero Eridania: così nacquero poi le mele caramellate.
Dio, intanto, guardava le sue creature andare contro i propri ordini. Li mandò via dal Regno dei Cieli; giunsero sulla Terra e da lì si ebbe il declino. La loro stirpe diede poi i natali ad Esaù, che vendette la primogenitura per un piatto di lenticchie.
“Mica tenete pure un poco di piede di puorco avvicino?”, pare abbia domandato; ma, ahimè, quando arrivarono Select e Casa Modena, il buon uomo era già a culo a terra da millenni.

La bella stagione

Bruciante era l’attesa del solstizio d’estate, quando ogni anno usciva il giornale di Barbie con la bambola special edition: lo compravo così da averne un’altra nuova, pronta a litigare con le altre per la spartizione dei due Ken e dell’Action Man di mio fratello. Niente da fare: la lotta per la sopravvivenza è sempre basata sulla legge del più forte e, anche nelle società apparentemente matriarcali, il bacillo della disputa tra i generi mantiene comunque una certa latenza.

Quando all’improvviso, poi, ho finito di pazziare con le pupe, ho capito che non è veramente giugno se non arrivano le statistiche sulla percentuale degli italiani che andranno a farsi i bagni estivi. Gli anni passano e viene sistematicamente precisato che questa percentuale è in calo di anno in anno, sempre perché c’è la crisi e va di lusso se uno riesce a pigliarsi le ferie. Non ho mai capito su cosa si basino queste indagini, dal momento che buono buono un cristiano si sceta una mattina e decide di andarsi a fare una settimana a Scalea o a Diamante non deve mettere nome proprio a nessuno. Ci mancherebbe che uno si metta e, dopo aver sistemato le biciclette sul portapacchi, faccia un momento una telefonata a qualche ente di dossieraggio a cazzo per elencare il numero dei lettini caricati a cascione e per comunicare in quanti si sta partendo sulla monovolume, specificando se si è provvisti di nonni vari ed eventuali e di cani da lasciare in autostrada. Se queste indagini fossero veramente così accurate e precise, si potrebbe considerare risolto anche questo disagio dell’abbandono degli animali in vista degli approdi su coste a caso: nessuno direbbe di avere intenzione di ripudiare i propri amici a quattro zampe, che le figure di merda uno se le sparagna finché può.

Ah, mi raccomando: quando venite dalle parti nostre, lasciate quanta più monnezza potete sulla SS18, che sennò ci offendiamo se il turista non si sente a proprio agio.

Inefficienze

Nel gioco della Pantera Rosa, che si chiamava tipo “Passaporto per il Pericolo”, c’era un bellissimo susseguirsi di ambientazioni in vari Stati. Era strabello. Ricordo che a un certo punto ci si trovava a Varanasi e bisognava raggiungere il fiume Gange con un bus stracolmo di gente, per rendere omaggio alle ceneri dei defunti, che venivano buttate lì insieme alle ghirlande di fiori. Questo Minuetto non è la canzone di Mia Martini: è un sandwich di individui tipo quel pullman lì, con la differenza che qui non puoi salire sul tettuccio per prendere aria. Ancora hai voglia a fa’ saglie cristiani, mannaggia santa.

Brasile 2014

Arrivano i Mondiali e il nome del Brasile si lega indissolubilmente all’anno domini 2014, s’innalza l’amianto dalle favelas demolite e le prostitute imparano l’inglese, perché l’adeguamento infrastrutturale-ricettivo da solo non basta ad accogliere il turista. Un tizio di nome Mikkel Keldorf ha girato un documentario su queste cose ed ha anche parlato di meninos de rua uccisi da uomini di passaggio nelle black car, per dare a realtà come Fortaleza, la settima città più pericolosa al mondo, una minima parvenza di ordine.

Eh, povera gente! Ci dispiace, ma chi se ne fotte, s’ha da joca’ e ha da funziona’ tutto.

A me il pallone non piace, però da piccola tifavo per il Milan e poi per la Fiorentina, un po’ per Roberto Baggio e un po’ per ragioni meramente cromatiche. Mi piaceva giocare a FIFA 2000, anche se non ci coglievo troppo: una volta sono riuscita addirittura a segnare un goal ed ero così contenta che mi sono messa a correre nel corridoio, sono inciampata e mi sono fratturata un polso. Quella è stata la terza ed ultima volta in cui mi hanno dato il gesso.

Il fatto bello di questo evento planetario è il suo potere aggregativo: tutti si riscoprono maniaci del calcio per un mese. Niente in contrario, assolutamente, nemmeno se questo grande tumulto emozionale acquista notevole risonanza sotto una pioggia di abbonamenti SKY sottoscritti all’ultimo minuto e combinazioni pizza + birra nei locali. Iniziano ad accanirsi anche le persone più insospettabili: dalla nonna che addirittura non guarda “Chi l’Ha Visto?” perché qualcuno sta giocando, a quella conoscente che fino alla settimana prima si appiccicava a morte col fidanzato quando si doveva vedere le partite e non la cagava e mo’ invece conosce a memoria il calendario degli incontri e tutte le bandiere, inclusa quella del Burkina Faso, che pure tiene la stella ‘ngoppa.

Fino a mo’, ancora tutto apposto: il problema vero viene fuori nel momento in cui la pazziella sfugge di mano. A furia di vedere partite a schiovere e sentire commenti vari ed eventuali, capita spesso che gente a cui non è mai importato niente decida improvvisamente di iniziare a sviluppare l’occhio calcistico. Improvvisamente la parola “cross” smette di essere semplicemente il nome di un tipo di patatine San Carlo, giunge il momento di fingere di aver capito il fuorigioco e le capacità di discernimento tra l’ammonimento e l’espulsione iniziano ad andare oltre la scala RGB, finendo in un CMYK di etica sportiva e sofismi su regolamenti applicati più o meno correttamente. Che lo diciamo a fare, il luogo migliore per intavolare discussioni di questo tipo restano sempre i mezzi pubblici, il Bar degli Amici all’angolo e i social network. Scorri la home di Facebook, tra le selfie con le bandiere tricolore pittate in faccia, e la uallera inizia ad incancrenirsi a bestia quando il passaggio da status della serie “POI DIKONO KE C’è CRISI……..BASTA KN QST STIPENDI AI CALCIATORI E PENSATE ALLA GENTE KE A FINE MESE NN ARRIVA ANZIKè DI RINCOGLIONIRVI APPRESSO A UNA PALLA DI MERDA” a roba tipo “PALETTA, MAMMETA è ‘NA CAZZ’E PORKKKKKKKKK E TENE ‘NU SEKKIELLO TANTA OJJJJJ” oppure “ARBITRO CORNUTO MA DV LO VEDEVI IL FALLO, C’ERA RIGOREEEEEE”, avviene in maniera troppo brusca e finisce col deragliare in scambi di commenti infarciti di considerazioni che hanno pure la pretesa di essere tecniche.

Meno male che venerdì si gioca presto, così alle quattro di mattina posso dormire e nessuno caga il cazzo con queste maronna di trombette. Enjoy sempre.