Creazionismo

Dio creò l’uomo e lo chiamò Adamo, poi plasmò la donna e la chiamò Eva. Disse loro che potevano fare quello che volevano, bastava soltanto che non mangiassero delle mele da un albero.
“Tutt’apposto, patate'”, gli dissero i due, che da quel momento in poi iniziarono ad andare girando per il verde giardino dell’Eden, un po’ sucutiando qualche coniglio, un po’ bevendo acqua da un funtaniello.
“Ada’, t’aggia rice ‘a verità, io ‘nu milo mme lo mangiasse”, fece Eva vicino al compagno.
“Secondo me potremmo raccoglierlo, ma senza mangiarlo, al limite ce lo astipiamo per quando abbiamo sete”, rispose lui con biblica morigeratezza.
Eva non lo fece parlare proprio e si mise a scappare verso la pianta, mentre Adamo cercava di acchiapparla e farla ragionare.
Arrivati sotto la folta chioma, trovarono un serpente enorme, una specie di cervone che iniziò a ‘nzerrotiare la donna, finché non riuscirono a convincere pure l’uomo.
I due addentarono il frutto, chiedendo all’animale dove potessero approvvigionarsi di un chilo di zucchero Eridania: così nacquero poi le mele caramellate.
Dio, intanto, guardava le sue creature andare contro i propri ordini. Li mandò via dal Regno dei Cieli; giunsero sulla Terra e da lì si ebbe il declino. La loro stirpe diede poi i natali ad Esaù, che vendette la primogenitura per un piatto di lenticchie.
“Mica tenete pure un poco di piede di puorco avvicino?”, pare abbia domandato; ma, ahimè, quando arrivarono Select e Casa Modena, il buon uomo era già a culo a terra da millenni.

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