Le startup per i prieveti

Stanno sviluppando delle applicazioni utili ai prieveti per il monitoraggio dei fedeli, i quali possono a loro volta scrivere preghiere, pubblicarle e mandare il messaggino per fare le offerte: forse ‘sto fatto funziona con il GPS, così che a ricezione avvenuta si potrebbe simbolicamente appicciare un cerogeno elettronico nella chiesa più vicina. In futuro pare implementeranno tutte cose con la possibilità di ricevere dei videomessaggi con le omelie e fare col proprio sacerdote una particolare videoconferenza per le confessioni, a conclusione della quale verranno date le penitenze via Whatsapp. Uno speciale algoritmo permetterà di tener conto delle ore passate in parrocchia ed il raggiungimento delle diverse soglie di tempo darà, di volta in volta, la possibilità di sbloccare premi sempre maggiori: si andrà dai buoni spesa ad una settimana a Fatima (A/R in autobus turistico + alloggio in hotel 4* + simulazione 3D dell’apparizione), nonché da un robot da cucina Bimby Vorwerk all’indulgenza plenaria.

Il gelato di Renzi

Renzi viene raffigurato con un gelato in mano sulla copertina dell’Economist; sbatte i piedi per terra, chiama un carretto ed ordina 5 kg di gelato per offrirlo ai giornalisti: conto di mille euro per Palazzo Chigi. A parte che ‘sto gelato lo avranno fatto con l’acqua di Lourdes e che il carretto sarà stato una cosa magica tipo la carrozza di Cenerentola, io avrei una domanda: se nel fotomontaggio Renzi avesse piuttosto avuto un gambero in mano, cosa avrebbe fatto? Si sarebbe messo a smerciare direttamente i cuoppi di fritto misto o avrebbe lanciato i calamari appresso alla gente?

Le olive di Sting

Sting, dopo aver comprato appezzamenti di terreno in lungo e in largo per il globo terracqueo, ad un certo punto si è ricordato di avere un uliveto in Toscana. Il campo stava probabilmente ospitando un fitto intrico di supali ed il suo proprietario, dopo aver evidentemente escluso la possibilità di offrirlo come set per il sequel de “Il Libro della Giungla”, ha fatto potare tutte le piante. Mo’ però ne ha cacciata un’altra per avere botte chiena e mugliere ‘mbriaca: qualora a qualcuno avessa muzzeca’ ‘a capo di andare a raccogliere le olive di cui sopra, bisogna prima sborsare € 262,00. Sting, da grande conoscitore della cabala, ha però fatto mettere su uno staff di persone che in una lezione sarebbero in grado di trasfondere la somma scienza della mezzadria, spiegando come si zappa, come si fanno i solchi e pure come s’aracqua. Se ne è uscito dicendo che l’agricoltura “è terapeutica”, con il beneplacito della Coldiretti.
Che dia allora il buon esempio: ca jesse a attacca’ pummarole sotto al solleone e poi ne parliamo.

La patata di Barbara D’Urso

Ho adesso visto che Barbarona D’Urso ne ha combinata un’altra delle sue: si è fatta fare una fotografia mentre pela una patata con le gambe aperte. Detta così ‘sta cosa pare proprio particolare: pure io, quando ho letto il titolo, ho subito pensato che si fosse data all’arte libera. Poi ho cliccato e c’era proprio la fotografia di Barbarona che sbuffa, con un’espressione così finta che un cartonato al suo posto sarebbe stato stato sicuramente più sbarazzino. Affianco tiene una bicicletta rosa e mi chiedo come mai non l’abbia lasciata fuori, dal momento che la stanza in cui si trova è accussì zica ca nun ti ngi puo’ né vuta’ e né gira’. Barbarona sta seduta come una vajassa e tiene la cazetta autoreggente, che fa sulla coscia lo stesso effetto della veletta del vestito nero sul décolleté. I ricami dell’abito conducono i pensieri verso il piccolo mondo antico delle nostre nonne, in cui veramente la roba veniva ammunnata nel cesto di vimini e non nel lavandino. Il ritorno alla contemporaneità avviene però in maniera repentina, non appena l’occhio cade sul sandalo aggressivo che tiene: il tacco a spillo è sottilissimo e deve sempre fare attenzione a non scarpesiare mai nessuno, sennò deve correre la Misericordia d’urgenza.
Io però mo’ una cosa vorrei capire: ma se piglia le patate dal panaro, e mettiamo pure che stia mischiando quelle da fare con quelle già sbucciate, le cocchiole le sta jettando per terra?

Mare, mare, mare, voglio annegare

Lo yacht degli eredi di Steve Jobs, «Venus», è arrivato da Brindisi ad Agropoli, in una traversata che nemmeno Vasco da Gama si sarebbe firato di fare. L’imbarcazione, bianca e di lunghezza pari alla profondità della Fossa delle Marianne, è impreziosita da un gioco di vetri/specchi su cui azzeccare tristissime cartoline di ogni porto visitato. Questa altisonante cafonata, che solo Philippe Starck avrebbe potuto concepire così scrupolosamente, è pavimentata in teak e vetro. A bordo c’è “una plancia composta da sette iMac da ventisette pollici”, una cosa che manco una navicella spaziale in orbita intorno a Kapteyn-b.
Mi raccomando, mo’ tutti quanti a fare le fotografie con gli iPhone, che noi mele non ne teniamo neanche sugli alberi e chisti ng’accattano a tutti quanti.

Paraponziponzipò

Hanno fatto fuori Licia Colò: una sinapsi si attiva e mi vengono in mente tanti panda che corrono tra i bambù. Me la vedevo sempre, la trasmissione sua, mentre schiattavo le buste delle brioscine e chiecavo cannucce a righe nei succhi di frutta Mangiaebevi. Faceva vedere tante cose belle, quali ad esempio i velenosissimi sierpi thailandesi, i beduini del Sahara che vanno spassiando sui cammelli tra un’oasi e l’altra, i pinguini dell’Antartide e poi gli eschimesi che costruivano gli igloo e mangiavano salmoni crudi con la capa sana sana.
Che dire, tenetevi a Camila di Loveline: sicuramente inviterà in trasmissione un’Aida Yespica che ci fornirà grosse delucidazioni sui migliori metodi di depilazione in vista delle vacanze.