La patata di Barbara D’Urso

Ho adesso visto che Barbarona D’Urso ne ha combinata un’altra delle sue: si è fatta fare una fotografia mentre pela una patata con le gambe aperte. Detta così ‘sta cosa pare proprio particolare: pure io, quando ho letto il titolo, ho subito pensato che si fosse data all’arte libera. Poi ho cliccato e c’era proprio la fotografia di Barbarona che sbuffa, con un’espressione così finta che un cartonato al suo posto sarebbe stato stato sicuramente più sbarazzino. Affianco tiene una bicicletta rosa e mi chiedo come mai non l’abbia lasciata fuori, dal momento che la stanza in cui si trova è accussì zica ca nun ti ngi puo’ né vuta’ e né gira’. Barbarona sta seduta come una vajassa e tiene la cazetta autoreggente, che fa sulla coscia lo stesso effetto della veletta del vestito nero sul décolleté. I ricami dell’abito conducono i pensieri verso il piccolo mondo antico delle nostre nonne, in cui veramente la roba veniva ammunnata nel cesto di vimini e non nel lavandino. Il ritorno alla contemporaneità avviene però in maniera repentina, non appena l’occhio cade sul sandalo aggressivo che tiene: il tacco a spillo è sottilissimo e deve sempre fare attenzione a non scarpesiare mai nessuno, sennò deve correre la Misericordia d’urgenza.
Io però mo’ una cosa vorrei capire: ma se piglia le patate dal panaro, e mettiamo pure che stia mischiando quelle da fare con quelle già sbucciate, le cocchiole le sta jettando per terra?

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