Natale a Mosca (trama)

Osvaldo (Massimo Boldi), Paky (Biagio Izzo), Pino (Christian De Sica) ed Emidio (Fabio De Luigi) sono quattro amici che vivono a Gallarate e decidono di trascorrere insieme le vacanze di Natale.

Il film inizia con Osvaldo, salumiere, che – in preda ad una crisi – taglia a cubetti un pezzo di mortadella Amadori. Li lancia appresso ai clienti in coda, jastemmando loro tutti i defunti in varesotto, per poi buscarsi un occhio nero dal direttore del supermercato (Massimo Ghini) e farsi licenziare in tronco.

Paky, scommettitore professionista, in seguito alla fuga della fidanzata insieme al cameriere magrebino dei vicini di casa è rientrato momentaneamente a Napoli dalla famiglia; lo si vede, a Piazza Garibaldi, intento a sottoporre i turisti al gioco delle tre carte per passare la mattinata. Ad un certo punto però un guardio (Ricky Memphis) lo ferma per i controlli; tenta di difendersi, dicendogli che la mamma fa la puttana e viene scassato di mazzate pure dagli altri sbirri che lo accerchiano.

Pino, ingegnere ed instancabile playboy, è alle prese con una bella bionda (Eva Herzigová): squilla il telefono ed è suo figlio Giacomino (Brando De Sica) che gli dice di aver preso trenta e lode all’esame di Meccanica Quantistica; si congratula, riaggancia ed esclama “Li mortacci!”, ritornando a spassarsela con Svetlana.

Emidio, contabile, sta andando a pranzo dai suoceri con la moglie (Michelle Hunziker) ed i bambini. Parcheggiano la Multipla bordeaux nel vialetto, salutano e si siedono a tavola. A fine pranzo, mentre tutti insieme guardano Milan-Udinese su Mediaset Premium e fanno il tifo per i rossoneri, qualcosa va storto: la besciamella nei tortelli in brodo fa contrasto ed Emidio deve scappare in bagno in preda alla dissenteria.

Intanto, Paky, dopo essersi fatto preparare lo zabaione col marsala ed il casatiello dalla mamma (Nunzia Schiano), si appresta a tornare a Gallarate. Prende coscienza della miserevolezza della propria esistenza e, nell’intercity, compra cinque paia di cazettielli neri in filo di scozia, dando due euro all’ambulante (Alessandro Siani): escono a compagni e si fa prestare il telefonino per chiamare Osvaldo, che non aveva manco rinnovato la promozione. Arriva sera e finalmente i quattro amici si rivedono dopo un mese al solito bar. Si raccontano le rispettive disgrazie, mentre Pino parla delle proprie performance agonistiche, e decidono la meta del viaggio. La scelta ricade su Mosca, perché alla fine mai nessuno di loro è arrivato fino in Russia. Il giorno dopo, Emidio, va su Expedia dal computer dell’ufficio e prenota volo+hotel.

Arriva il momento della partenza da Milano-Linate e, grazie alle simpatiche gag di Osvaldo che si mette a fare le mosse insieme alle hostess <parte “Hot Stuff” di Donna Summer>, i quattro fanno subito conoscenza con un gruppo di amiche, pure loro in quattro. Il viaggio è un susseguirsi di coreografie ed ilarità a palate, con Pino che non perde tempo ed inizia a lanciarsi con Milena, la rossa del gruppo (Cristiana Capotondi), e Paky ed Osvaldo che intrattengono le altre tre parlando della propria condizione di scapoloni. Il più tranquillo è Emidio, che sull’iPad guarda i selfie della moglie e dei figli e sorride con la malinconia negli occhi.

Atterrano e la permanenza a Mosca è sin da subito carica di magia e suggestione. Dopo qualche nottata brava in discoteca, i due gruppi di amici si ritrovano sotto al Cremlino. Osvaldo trova l’amore in Rosalia (Anna Maria Barbera) e decidono in un batter d’occhio di andarsi a sposare a Palermo, mentre Pino riesce a menarsi con Milena. Emidio continua a fare le videochiamate su Skype con la famiglia, respingendo le avanches di quella che piace a Paky, Patrizia (Elisabetta Canalis).

Non mancano serratissimi colpi di scena: Giacomino, ad un certo punto, telefona al padre dicendo che sta per raggiungerlo a Mosca e si scopre così, che Milena è la sua ex fidanzata; la ragazza si trova così tra due fuochi ma, alla fine, sceglie di rimettersi con Giacomino. Ciliegina sulla torta, si precipita a Mosca pure l’ex moglie di Pino, Luana (Nancy Brilli), insieme al nuovo compagno, Tony (Riccardo Scamarcio). Scoppia un’attrazione fatale tra Milena e Tony, quindi Pino si rimette con Luana e Giacomino, per ripicca, inizia a provarci con Patrizia che, gelosa di Milena, cede. Nel frattempo, Osvaldo e Rosalia vanno facendo i romantici sul fiume Moscova e lui fa il simpatico fingendo di volerla menare abbascio. Paky, intanto, inizia a covare dei sentimenti di vendetta nei confronti di Giacomino: arrivano a mani in faccia, ma il buon Emidio riesce ad evitare l’irreparabile. Alla fine, però, Paky riesce a superare i propri limiti mentali intraprendendo una bellissima relazione con la ragazza più particolare del gruppo, Manila (Eva Robin), al secolo Gaetano.

Il film finisce bene: al rientro, si ritrovano tutti insieme nel contesto sereno della casa dei suoceri di Emidio, al quale spetta la più sardonica delle conclusioni: “Mamma, per me niente besciamella, grazie”.

Il giorno del Ringraziamento

Oggi è il giorno del Ringraziamento, esattamente quella festa che ti faceva pigliare le cazziate dall’insegnante di inglese; teneva il nome difficile e incacagliavi sempre nel pronunciarlo, pure se lo dovevi leggere sopra la foto della famiglia felice vicino alla tavola imbandita, con al centro un tacchino dalle zampe chiuse con i coppetielli bianchi, spaccato in due e farcito con l’intero Creato e tutta la rota di Cristo.
Nessuno sapeva mai gli americani che cacchio tenessero da ringraziare ogni anno; io, per esempio, ho dovuto aspettare di andare al liceo per capire il fatto dei Padri Pellegrini che si misero sulla Mayflower e si andarono a scapezzare sulle coste americane per andare a piantare granone. Da lì, questa specie di prieveti, che ogni tanto passavano il tempo facendo dei tornei per vedere chi di loro arricettasse più indigeni in mezza giornata, decidettero di rendere grazie a Nostro Signore una volta all’anno per l’abbondanza del raccolto, mangiando come puorci.
La tradizione è sopravvissuta fino ai giorni nostri ed Obama oggi, in mondovisione, ha dimostrato di aver meritato davvero il Nobel per la Pace, perché ha deciso di non ammazzare i due tacchini di nome Mac e Cheese, sottraendosi così ad un’usanza consolidata: poi magari se li saranno schiattati in corpo lo stesso, ma chi se ne fotte.
Nel frattempo, Renzi e Blair si sono fatti una pizza a Palazzo Chigi insieme a ministri e ministre, Grillo mo’ fa fuori altri due deputati sull’internet e qui si jetta sempre il sangue.
Insomma: grazie sempre, grazie al cazzo.