Il giorno del Ringraziamento

Oggi è il giorno del Ringraziamento, esattamente quella festa che ti faceva pigliare le cazziate dall’insegnante di inglese; teneva il nome difficile e incacagliavi sempre nel pronunciarlo, pure se lo dovevi leggere sopra la foto della famiglia felice vicino alla tavola imbandita, con al centro un tacchino dalle zampe chiuse con i coppetielli bianchi, spaccato in due e farcito con l’intero Creato e tutta la rota di Cristo.
Nessuno sapeva mai gli americani che cacchio tenessero da ringraziare ogni anno; io, per esempio, ho dovuto aspettare di andare al liceo per capire il fatto dei Padri Pellegrini che si misero sulla Mayflower e si andarono a scapezzare sulle coste americane per andare a piantare granone. Da lì, questa specie di prieveti, che ogni tanto passavano il tempo facendo dei tornei per vedere chi di loro arricettasse più indigeni in mezza giornata, decidettero di rendere grazie a Nostro Signore una volta all’anno per l’abbondanza del raccolto, mangiando come puorci.
La tradizione è sopravvissuta fino ai giorni nostri ed Obama oggi, in mondovisione, ha dimostrato di aver meritato davvero il Nobel per la Pace, perché ha deciso di non ammazzare i due tacchini di nome Mac e Cheese, sottraendosi così ad un’usanza consolidata: poi magari se li saranno schiattati in corpo lo stesso, ma chi se ne fotte.
Nel frattempo, Renzi e Blair si sono fatti una pizza a Palazzo Chigi insieme a ministri e ministre, Grillo mo’ fa fuori altri due deputati sull’internet e qui si jetta sempre il sangue.
Insomma: grazie sempre, grazie al cazzo.

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