Capodanno con Gigi

Correva l’anno giubilare 2000 A.D., quando Gigi D’Alessio – con la giacca di pelle nera – si presentò a Sanremo cantando “Non dirgli mai” da dietro un pianoforte a coda grande quando la metà del suo vecchio appartamento. Quell’anno vinsero gli Avion Travel e si piazzò seconda “La tua ragazza sempre” di Irene Grandi, scalzando anche il Maestro Gianni Morandi, terzo classificato con la canzone “Innamorato“. Max Gazzè e Samuele Bersani arrivarono, rispettivamente, quarto e quinto; Gigi, dalla sua decima posizione nella Classifica Campioni, superò di un posto “Tutti i miei sbagli” dei Subsonica.

Da quel momento in poi, il successo del cantante si è esteso da Napoli al mondo intero e non ha mai smesso di avanzare, parallelamente alla sua zella. Il trauma dovuto alla sofferenza per la sua ex, leitmotiv dell’artista soprattutto agli inizi del vecchio decennio, ha assunto una rielaborazione più matura nel corso dell’anno successivo. Con “Tu che ne sai” vi è un passaggio dal dolore per l’inattaccabilità dell’amore passato ed ormai perduto (vd. tòpos del temporale, situazione di avversità a cui gli amanti si oppongono, rimanendo nel giaciglio per un’intera giornata) alla consapevolezza della solitudine del presente, in cui è l’individuo unico e solo a subire le angherie di una natura malevola (“Piove ancora? O sono lacrime / vorrei uscire dalla casa ma i ricordi / non mi fanno ancora muovere“) che tenta di ostracizzarlo.

Nel 2001, il Festival fu condotto da una sempre eccellente Raffaella Carrà, insieme a Massimo Ceccherini ed Enrico Papi; mentre Brian Molko sfasciava la chitarra sul palco davanti ad una terrorizzata Megan Gale, che fu a quel punto costretta a lanciare lo spot della Regione Liguria, la giuria fu nuovamente pronta a far scalzare Gigi. Vinse Elisa, che con “Luce” pure raggiunse la notorietà planetaria, seguita da Giorgia e dai Matia Bazar.

Una nuova alba stava però per sorgere e, nonostante il cantante si trovasse già sulla cresta dell’onda – grazie all’ampia risonanza che le sue canzoni ebbero sulle masse – arrivò il 2002, anno che consacrò alla fama una giovanissima Anna Tatangelo; con il brano “Doppiamente fragili” risultò vincitrice indiscussa della Sezione Giovani. Gigi D’Alessio, avuta prova del grande potenziale di questo astro nascente, volle a tutti i costi duettarvi: fu grazie ad “Un nuovo bacio” che avvenne il sodalizio tra i due. La capacità interpretativa degli artisti, è stata tale da aver più volte fatto pensare ad un paragone con Serge Gainsbourg e Jane Birkin.

Fatale è stato dunque quest’incontro, sia per le sorti della musica leggera italiana, sia in merito alla vita privata dei due artisti; grazie alla Tatangelo, Gigi è stato in grado di cogliere due piccioni con una fava. Da un lato, si è avuto il superamento dell’atavico dolore per la fine della propria giovinezza e, dall’altro, è stato possibile porre fine alla monotonia di una vita coniugale che stava per rubargli l’anima e l’ispirazione. “Quanti amori” segna la cesura tra due fasi diverse della vita di D’Alessio (“Ti potrei raccontare / mille storie finite / dove s’era giurato amore per eternità / ma è bastato uno sguardo nuovo / per capire che sotto il cielo c’è qualcuno che ha voglia di carezze come te“) ed è chiaramente ravvisabile la ritrovata fiducia nei confronti del cosmo.

Trovata la forza di far chiarezza ed uscire allo scoperto, i due artisti sono stati in grado di affrontare ogni battaglia che la vita ha loro posto dinanzi, comprese quelle legali. Questa osmosi sta permettendo, oltre al rinnovamento dell’ottimismo dalessiano, anche una compiutezza del percorso evolutivo della Tatangelo; con brani come “Essere una donna“, sono stati toccati temi fondanti, come quello dell’identità di genere (“Essere una donna / non vuol dire riempire solo una minigonna / non vuol dire credere a chiunque se ti / inganna, / Essere una donna è di più, di più, di più, di più“).

È dunque possibile constatare, a questo punto, quanto Gigi D’Alessio abbia profondamente risentito delle influenze dei suoi più grandi maestri, Mario Merola e Giacomo Leopardi; la lezione più importante gli è stata probabilmente trasmessa da quest’ultimo che, con liriche come “La Ginestra, o Fiore del Deserto“, gli ha da sempre insegnato a sopravvivere “su l’arida schiena del formidabil monte sterminator Vesevo” ed a resistere alle intemperie senza mai piegarsi. Per questa ragione, l’artista stasera non si sottrarrà al proprio dovere civico, nonostante le avverse condizioni, climatiche e non.

Mostriamogli tutta la nostra riconoscenza: a San Silvestro, andiamo a Piazza del Plebiscito e non dimentichiamo i raudi a casa, sempre facendo attenzione ai cagnolini ed ai bambini che, se hanno meno di 11 anni, però possono sparare i miniciccioli.

Buon anno a tutti.

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