I have a dream

Non voglio un solo Presidente della Repubblica, ne voglio tre: ognuno dovrà vigilare su uno dei poteri parlamentari. A questo punto non avrebbero senso nemmeno le figure di senatori e deputati. Ovviamente, nel rispetto della volontà popolare, mi piacerebbe tanto che al Quirinale ci fossero Giancarlo Magalli e Gianni Morandi insieme a Raffaella Carrà, così rispettiamo pure il fatto delle quote rosa e non si offende nessuno. Poi sarebbe bellissimo se il Paese fosse amministrato mediante uno show definitivo a reti unificate, con Raffa e Morandi alla giuria tecnica, che fanno le leggi e le fanno rispettare, chiedendone l’approvazione mediante il ricorso alla democrazia diretta con le telefonate da casa. Se il cittadino è d’accordo digita “1” dopo il segnale acustico, sennò preme “2”. Magalli gestirebbe gli introiti ed elargirebbe premi in gettoni d’oro ai cittadini esemplari, quelli che a mezzogiorno alzano la cornetta e dicono “PIAZZA GRANDE”, attuando così una bella politica di incentivazione per sbloccare l’economia nazionale, accussì ‘u primo strunzo ca se ne esce che c’è crisi se ‘mbara a dice “PRONTO”.

E soprattutto la salute!

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E soprattutto la salute!“, così recita questa vignetta, raffigurante Al-Baghdadi, capo dell’Isis. È stata pubblicata oggi da Charlie Hebdo, settimanale parigino, un’ora prima dell’attentato. Sono morte almeno 12 persone e lo sciacallaggio che è stato fatto in merito alla vicenda è stato qualcosa di penoso, addirittura è stato diffuso il video dell’uccisione di un poliziotto durante la sparatoria. Certo non è una delle notizie che si sentono tutti i giorni, quella di una carneficina in una redazione; si fatica ad immaginare come, in un mondo utopico, possano irrompere degli attentatori negli uffici di un giornale di merda italiano qualsiasi e seminare il panico, nella più politicamente corretta delle ipotesi. Sembrerebbe escludibile quasi a priori l’eventualità di un commando dell’Isis o di Al-Qaeda che faccia pisciare addosso Giuliano Ferrara, piangere come una puttanella Alessandro Sallusti e porti ad implorare pietà uno spavaldo Maurizio Belpietro.

Insomma, il fondamentalismo islamico pare non voler guardare in faccia a nessuno: tanto si fa prendere bonariamente per il culo, tanto si fa odiare nel più gratuito dei modi. In entrambi i casi, quanto più incisivamente si manifesta, tanto più finisce per autosabotarsi ed alimentare questo cane a due teste contro cui cerca pateticamente di difendersi ed affermarsi, con l’alibi della supremazia di credo.

Una strumentalizzazione bella e buona si è chiaramente avuta con la pronta reazione di Angelino Alfano, che subito subito ha convocato il Comitato antiterrorismo: prevenire è meglio che curare, certo; in altri casi, però, sarebbe addirittura preferibile lasciare che gli eventi seguano il proprio corso. Non sono molto chiare le ragioni per le quali Matteo Salvini, che condanna l’atto cacciando dal tavuto una messianica Oriana Fallaci ed individuando la soluzione finale in un freno alla costruzione delle moschee in Italia, sia ancora a piede libero e non sottoposto a censura alcuna. Analogo discorso vale per Mara Carfagna che, dall’alto della sua idiozia, ne ha approfittato per tessere le lodi dell’Occidente in una stringa di 140 caratteri, mentre fuori ci sono i saldi e potrebbe risparmiare denaro per gli abiti, anziché caratteri per i surrogati della merda che intende dare in pasto alle masse.

Questo ci teniamo.

L’alba del giorno dopo

Improvvisamente, gli italiani si svegliarono e si resero conto che nessuno di loro aveva più voglia di faticare, nemmeno i vigili a Roma e gli spazzini a Napoli. Iniziarono così a chiamarsi “fannulloni” l’un l’altro, continuando a non fare un cazzo, mentre il marò Latorre veniva ricoverato a Milano per accertamenti e si apprestava a fare ritorno presso i suoi rapitori indiani. Il loro Presidente del Consiglio era a Courmayeur a rompersi le corna sulle piste da sci e da lontano muoveva le sorti dello Stato sullo scacchiere internazionale.

“Anhora un altro post su Facebook”, disse Matteo Renzi alla moglie Agnese, prima di mettersi a tavola a mangiare la fonduta.

Nel frattempo, Matteo Salvini era invece andato a villeggiare in Valtellina ed era impegnato a dire a quelli di Novella 2000 che si dovevano fare i fatti loro riguardo all’affare con la signora Isoardi. Re Giorgio era stato detronizzato e, mentre la Regina Clio stava spiegando ai camerieri come sfasciare i vitelli ricevuti a Natale e come sistemarli nei congelatori a pozzetto, i sudditi si interrogavano sui loro successori: grandi sperimentazioni stavano per essere portate avanti al CERN di Ginevra e non sembrava dunque impossibile l’ipotesi di un ritorno di Cossiga.

Pesante, la momentanea assenza dalle scene di Beppe Grillo, a causa delle trattative con il versatile regista Dario Argento: il nuovo studio della Casaleggio Associati sarebbe stato il set per il suo nuovo film, “La quinta stella a destra”, turbolenta storia d’amore con risvolti horror, con protagonisti la stessa figlia del regista, Asia, e Marco “Morgan” Castoldi. Il film dovrebbe uscire alla fine del 2015.