Un nuovo palinsesto per tutti i gusti

Arrivò il giorno in cui Mediaset inglobò la RAI: smisero di esistere tutti i canali da 1 a 6 e gli italiani dovettero risintonizzare i televisori. Le altre emittenti del digitale furono lasciate come si trovavano e compattate per argomento, perché ad unificare tutto sarebbe stata veramente una rottura di coglioni. Le vendite della Meliconi subirono una fortissima impennata, a causa dell’ingente numero di telecomandi sbattuti nei muri dagli anziani, incazzati come caimani. Da quel momento in poi, sul Canale, sarebbe stato possibile scegliere quale programmi guardare ed a che ora; i cartoni animati per grandi e piccini, i film e le puntate dei telefilm subivano un ricambio ciclico, una volta a settimana. Fu inviato il manuale di istruzioni ad ogni nucleo familiare, insieme alla nuovissima tessera sanitaria con annesso dispenser dell’insulina.

“Un nuovo palinsesto per tutti i gusti”, recitava lo Spot; avevano tirato fuori dal cascione pure Antonella Golia, vestita d’oro e di gemme come una colomba Tre Marie, farcita di crema Chantilly, canditi e passole dell’anno prima.

La prima trasmissione ad essere cancellata fu “Porta a Porta”: Bruno Vespa per il dispiacere si staccò i nei dalla faccia e li spedì, dopo averli accuratamente riposti in una busta chiusa con la ceralacca a Papa Francesco, chiedendogli umilmente l’intercessione per aver bestemmiato i SS. Aquila e Priscilla. Al suo posto fu reinserito il “Maurizio Costanzo Show”: la prima ospite della prima puntata fu Michela Brambilla, la quale ritenne opportuno far luce sulle precarie condizioni dei canili in Italia, ammettendo candidamente di avere un debole per gli alani neri. Anche “Ballarò” fu sottoposto ad un vigoroso colpo di spugna; poi a Giovanni Floris fu affidata la conduzione di “Sereno Variabile”; Osvaldo Bevilacqua fu mandato a casa a calci in culo, perché aveva rifiutato di togliersi la adorata tintura rosso mestruazioni dai capelli, opponendosi di fatto allo svecchiamento in atto. La conduzione del Telegiornale fu affidata, per ovvi motivi affettivi, ad Emilio Fede: fu altresì mantenuto l’inserto estivo di “Studio Aperto”, “Lucignolo”, quello in cui facevano vedere la vida loca di Lele Mora con i femminielli di quindici anni nelle discoteche di Riccione; “Unomattina” non subì grosse variazioni, a parte il ritorno sulle scene dell’amato Luca Giurato, il quale aveva iniziato ad esprimersi nel linguaggio dei segni e basta, avendo dimenticato anche come si parla.

Il Programma di Cucina di mezzogiorno fu affidato sia ad Antonella Clerici che a Benedetta Parodi, che ogni tanto litigavano sui tempi di cottura ed il giusto grado di densità della besciamella; iniziavano a chiamarsi zoccola e puttana ed a prendersi per i capelli, richiedendo così l’intervento di un prontissimo Carlo Cracco, che ogni volta doveva tenere sotto mano una sporta di patatine rustiche con le alicelle marinate sopra, da poter chiavare loro in bocca all’occorrenza, per ammutolirle. “Beautiful” e “Centovetrine” stavano sempre lì, con Eric Forrester ed Ettore Ferri che morivano e resuscitavano dandosi il cambio, per non rattristare troppo il pubblico affezionatissimo di femmine caparbie e dinamiche, con la uallera appesa al mantesino. Si pensò addirittura di girare qualche altra serie di “Vivere”, ma addirittura quelli della Endemol si sarebbero piuttosto fatti pigliare a gomitate nelle palle.

“C’è Posta per Te” ed “Uomini e Donne”, inutile dirlo, sopravvissero e Tina Cipollari stava sempre schiattata sulla poltroncina a speretiare ed ingrassare come una quaglia; nella prima puntata del programma rinnovato, Costantino Vitagliano tornò sul trono, perché dopo il grande successo di “The Lady” aveva capito che voleva trovare una compagna seria per procreare, quindi voleva conoscere qualche zitella vecchia non troppo scasciata. Quella che andò meglio di tutti, dunque, fu sempre Maria De Filippi: le spettò anche la conduzione di “Amici”, il cui format fu ampliato per renderlo simile anche ad “X Factor” e nella giuria tecnica furono inseriti i ragazzi de Il Volo, perché sennò che cazzo lo avevano vinto a fare Sanremo?

Il programma della domenica fu condotto da uno spumeggiante trio con la passione per il latte nelle cazette, i selfie ed i filtri di Instagram, composto da Mara Venier, Barbara D’Urso e Massimo Giletti; quest’ultimo fu graziato, nonostante quella vecchia lite lì, proprio per far avere idea agli spettatori della magnanimità del Cavaliere.

Una bella cosa fu il ritorno di Enrico Papi con “Sarabanda”, insieme all’Uomo Gatto che suonava le nacchere per annunciare gli intermezzi pubblicitari, in cui ogni tanto Giorgio Mastrota vendeva qualche organo di Natalia Estrada su base d’asta. Fu mantenuto il gioco dei pacchi, oltre a “Striscia la Notizia”, “Chi l’ha Visto?” e a tutti i reality show che sarebbero andati in onda stagionalmente, come di consueto. Paolo Bonolis fu mandato a fare il telecronista delle partite di pallone sui canali a parte, perché tanto stava sul cazzo un poco a tutta la presidenza e non vedevano l’ora di sviaggiarlo.

La novità più grande di tutte però fu l’abolizione del canone televisivo. La zezzenella della mancata ricezione del bollettino, perché i postini non tengono genio di faticare, era finita. Si fece cassa unica ed arrivava direttamente una cartella di Equitalia nelle case degli italiani; tanto, storto o morto, i renari uno li deve sempre cacciare.

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