Un luogo

Da qualche parte c’è un paese come tanti altri, fatto di stradicciole e alberi, di edifici come punti e persone come virgole, che – succedendosi – scandiscono pause e strutturano periodi. Alcune macchine scorrono velocemente come parole a casaccio, altre sono ferme e parcheggiate sempre negli stessi posti. In luoghi come questo è bello soprattutto attendere la notte, per contemplarne l’immobilità e sentirsi liberi dai segni di interpunzione.

Dopo l’ultimo dei punti iniziano gli alberi e finisce ogni sintassi. Radici profondissime imbrigliano la collina e chiome secolari definiscono caotiche geometrie su uno sfondo più o meno azzurro, più o meno grigio. Ogni cosa perde il proprio senso tra i reticoli di rami, talvolta così fitti da riuscire ad addomesticare tanto l’alba, quanto il tramonto. È facile immaginare come, in un bosco simile, il buio si diverta ad incasellare la luna e le stelle in questi intrecci.

Tutto riesce ad esistere e a non esistere; il solitario che osa inoltrarsi tra questi giganti maestosi è una insignificante virgola, né preceduta né seguita da vocabolo alcuno.

Il bosco sulla collina è il teatro di voragini di silenzi, in cui ogni tanto si sente l’eco di un ruscello poco distante o si percepisce lo scrosciare delle foglie cadute, che il vento o la tempesta portano lontano quando giunge l’ora del nuovo equilibrio, del nuovo ordine. Possono essere spazzati via anche i colori quando gli alberi, imperturbabili, dormono sotto una coltre di neve. La ruvidità atavica delle cortecce e la circolarità degli anelli che marcano ognuno di questi tronchi, fatti di durame e di alburno, cristallizzano una dimensione temporale di generazioni e rigenerazioni.

Può improvvisamente capitare di imbattersi in un animale selvatico: poco conta se si tratti di una volpe o di un cinghiale in cattività che grugnisce tra i castagni, portatori sani di ricci geneticamente perfetti nella loro spinosità. Le uniche connessioni valide sono quelle che ogni elemento di questo scenario dinamico stabilisce con se stesso e con gli altri. È qui che è possibile scardinare ogni struttura lessicale ed è qui che ogni virgola attua la propria ribellione, piazzandosi un punto in testa e concludendosi in sé.

Quando giunge il momento di ripercorrere il tragitto a ritroso, ci si ritrova in un marasma di parole e punteggiatura.
Gli alberi, però, iniziano sempre dopo l’ultimo punto.

(Gennaio 2014)

Fuck off #1

La moneta da un euro riflette il primo raggio di sole del mattino, compie una mezza rotazione antioraria e finisce nella cassa; i miei incisivi incidono un trancio di stoppa travestito da pizza margherita, che ha da dieci secondi aumentato la propria temperatura in un fornetto macchiato di bruciato, che probabilmente ha memoria del video di “Viva Forever” delle Spice Girls. Grazie, arrivederci ed esco. Qualche scugnizzo a caso tira una pallonata in faccia ad una ragazza sulla ventina, la quale gentilmente risponde con “MMOCCAMMAMMETA”. Quando parlo delle cose brutte che mi riguardano tendo a spersonalizzarmi e ad utilizzare la terza persona singolare: Raffaella dovrebbe studiare.