Un luogo

Da qualche parte c’è un paese come tanti altri, fatto di stradicciole e alberi, di edifici come punti e persone come virgole, che – succedendosi – scandiscono pause e strutturano periodi. Alcune macchine scorrono velocemente come parole a casaccio, altre sono ferme e parcheggiate sempre negli stessi posti. In luoghi come questo è bello soprattutto attendere la notte, per contemplarne l’immobilità e sentirsi liberi dai segni di interpunzione.

Dopo l’ultimo dei punti iniziano gli alberi e finisce ogni sintassi. Radici profondissime imbrigliano la collina e chiome secolari definiscono caotiche geometrie su uno sfondo più o meno azzurro, più o meno grigio. Ogni cosa perde il proprio senso tra i reticoli di rami, talvolta così fitti da riuscire ad addomesticare tanto l’alba, quanto il tramonto. È facile immaginare come, in un bosco simile, il buio si diverta ad incasellare la luna e le stelle in questi intrecci.

Tutto riesce ad esistere e a non esistere; il solitario che osa inoltrarsi tra questi giganti maestosi è una insignificante virgola, né preceduta né seguita da vocabolo alcuno.

Il bosco sulla collina è il teatro di voragini di silenzi, in cui ogni tanto si sente l’eco di un ruscello poco distante o si percepisce lo scrosciare delle foglie cadute, che il vento o la tempesta portano lontano quando giunge l’ora del nuovo equilibrio, del nuovo ordine. Possono essere spazzati via anche i colori quando gli alberi, imperturbabili, dormono sotto una coltre di neve. La ruvidità atavica delle cortecce e la circolarità degli anelli che marcano ognuno di questi tronchi, fatti di durame e di alburno, cristallizzano una dimensione temporale di generazioni e rigenerazioni.

Può improvvisamente capitare di imbattersi in un animale selvatico: poco conta se si tratti di una volpe o di un cinghiale in cattività che grugnisce tra i castagni, portatori sani di ricci geneticamente perfetti nella loro spinosità. Le uniche connessioni valide sono quelle che ogni elemento di questo scenario dinamico stabilisce con se stesso e con gli altri. È qui che è possibile scardinare ogni struttura lessicale ed è qui che ogni virgola attua la propria ribellione, piazzandosi un punto in testa e concludendosi in sé.

Quando giunge il momento di ripercorrere il tragitto a ritroso, ci si ritrova in un marasma di parole e punteggiatura.
Gli alberi, però, iniziano sempre dopo l’ultimo punto.

(Gennaio 2014)

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