L’ultima cena

leonardo_ultima-cena-rest«Uaglio’, giovedì sera, cena e pokeriello al Cenacolo» disse Gesù agli Apostoli.

Era finalmente arrivato uno di quei bei momenti dell’anno in cui gli amici si riunivano tutti quanti: qual modo migliore per festeggiare? Un bel convivio era proprio quello che ci voleva. «Giovedì questo o l’altro?», domandò Paolo; Gesù rispose: «Questo, il Giovedì della Pasqua Ebraica, uè stonato».

«Sì, ma non mi ricordo bene la via, mo’ è da parecchio che non ci andiamo», esordì Pietro. Gesù sbuffò, si girò verso Giovanni e disse: «Fa’ ‘na cosa, uaglio’: passa tu a piglia’ a chest’ato, sicuro ti ricordi come si arriva».

«Vabbuono. Male male ci perdiamo, vedo su Google Maps. Finalmente mi hanno sistemato il cellulare», fece Giovanni. «Lassa fa’ ‘a Maronna, accussì tieni n’ata vota Whatsapp e non aggia spenne sordi ppe’ te manna’ i messaggi» esultò Giuda Iscariota; Gesù, contrariato, gli disse: «Uè strunz’, io però non aggio parlato ‘e mammeta, mme pare».

«Più che altro è sempre il solito perucchio» aggiunse Giacomo.

«La sai a soreta, uè Gia’?» tentò di difendersi Giuda, in qualche modo; se soltanto avesse osato rispondere a Gesù, questi lo avrebbe fatto capa e muro e – saggiamente – preferì evitare.

«Guarda, non te voglio manco risponne» disse seraficamente il buon Giacomo.

In men che non si dicesse, però, la Pésach arrivò. Gli amici si erano radunati per festeggiarla e stavano sistemando le ultime cose per la cena, ma ancora mancava qualcuno. A Gesù squillò il cellulare ed era Giovanni; siccome stava mettendo il pane nel forno a legna, fece rispondere Matteo: «Giua’, so’ Matteo, dove state?»

«Uè, pronto, vedi che ho dovuto disattivare la connessione dati, ho la batteria scarica. Sono con Pietro e siamo fermi all’incrocio. Devo andare a sinistra o a destra?»

«Fate una cosa, fermatevi. Sta arrivando l’acquajuolo: mo’ gli faccio una telefonata, dategli pure un passaggio, accussì vi fa strada e non mi fate pigliare la macchina apposta»

Quando finalmente Pietro, Giovanni e l’acquajuolo furono arrivati, Gesù si precipitò alla porta e lì bloccò: «Un momento, un momento! Stasera abbiamo deciso di fare ancora meglio dei giapponesi, aspettate un momento!».

Si sollevarono risate e schiamazzi, mentre i tre si guardavano con aria interrogativa.

Gesù, a quel punto, pigliò un catino di acqua tiepida, un flacone di bagnoschiuma Dove all’olio di argan ed un asciugamano di spugna buona; avvicinò una sedia all’uscio e disse: «Ja’, forza, uno alla volta». Pietro, sbigottito, disse: «Ma vi siete scemunuti tutti quanti?!».

Non ci fu niente da fare: tra tutti i presenti, soltanto l’acquajuolo riuscì a scappottarsi la lavanda dei piedi; lasciò le brocche davanti al portone e non volle neanche un passaggio in auto, perché teneva altre consegne da fare.

Arrivò finalmente il momento della cena. La tavola era stata imbandita con piatti, bicchieri e posate di plastica, così da poter serenamente godere del banchetto senza il pensiero di dover lavare le stoviglie alla fine. Gli amici iniziarono a disporre le bevande e le vivande sulla tovaglia; il burbero Taddeo, distolse per un momento lo sguardo dal cesto del companatico, si schiarì la voce con un colpo di tosse e domandò: «Uaglio’, ma so’ panelle o so’ piadine?».

Gesù, urtatosi, disse: «Sei sempre il solito trappano, questo è pane azzimo, significa che non c’è lievito». Taddeo, sfasteriato gli fece: «Ah, magnatevello voi. Io mme sponzo ‘na fresella», allungando una mano verso l’altro paniere ed un’altra verso la caraffa con l’acqua. I commensali continuarono a bivaccare fraternamente per almeno un paio d’ore. Mangiarono tutti l’agnello, a parte Simone, che era diventato vegano e fu per questa ragione motivo di scherno.

«Simo’, fattelo dire, c’eccis’ cco’ ‘sti link ‘NO ALL’AGNELLO A PASQUA!’ ‘ngoppa a Facebook», gli disse Bartolomeo, scatenando così la pronta reazione dell’amico: «Uaglio’, ma faciteve ‘e cazzi vuost’. Tu, po’… nun parla’ proprio! Cco’ tutte le canzoni di Gigi Finizio che metti, dovresti solamente vergognarti».

Finita la cena, i ragazzi pigliarono la valigetta con le fiches ed iniziarono ad organizzare il tavolo. Buttarono la plastica nella busta apposta e l’organico in un secchio blu, così che Matteo potesse portarlo alle galline della nonna. L’atmosfera era accogliente e festosa, a parte qualche cazzotto sul tavolo quando qualcuno perdeva. Improvvisamente, però, Giuda si alzò dal posto. Lasciò le carte sul tavolo dopo aver perso la terza mano; aveva capito che non era cosa e, per non affondare totalmente, si congedò: «Ragazzi, io me ne dovrei proprio andare». «Come? Già vai via?» domandò Pietro, dispiaciuto.

«Sì sì, tengo a che fa’, non mi dite niente» gli rispose Giuda, elusivamente, ed abbandonò il Cenacolo tra saluti ed insulti, più o meno bonari.

Quando questi ebbe richiuso la porta alle spalle, Gesù non potè far a meno di sentirsi amareggiato. Versandosi dell’altro vino nel bicchiere, si ritrovò con una doppia coppia in mano; deglutì e rilanciò. Non riuscì a trattenersi e, pensando all’amico che era appena andato via, esternò a gran voce la propria delusione: «Quello lì?! Per trenta denari sarebbe capace pure di farmi arrestare!».

Si alzò anche lui dal tavolo e se ne andò verso l’orto degli Ulivi.

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