Addio e grazie per tutto il pesce

cinequiz_12_p1La capsula Soyuz è atterrata in Kazakistan: ho messo piede a terra e mi sono sfilata i guanti a fatica. Mi sono passata una mano tra i capelli, ancora corti, nonostante i mesi passati in orbita; c’è voluto ancora dell’altro tempo, poi, ma sono finalmente tornata a casa e fortunatamente sono riuscita a farlo con molta discrezione. Il rumore delle chiavi girate nella serratura mi ha fatto tornare in mente una cosa brutta: ho sempre quella lavatrice lì da mettere.

Entro e la puzza di chiuso quasi mi impedisce di respirare, dunque spalanco velocissimamente tutte le imposte, lasciandole sbattere contro i muri. Fuori è caldo, tra dieci giorni è ufficialmente estate ed io non sono ancora pronta, perché sono appena tornata alla normalità e vorrei solamente un po’ di tiepida primavera. Lascio le mie cose all’ingresso e non procrastino ulteriormente: preso l’asciugamano del corredo con le iniziali ricamate, che avevo portato nello spazio su consiglio di Douglas Adams, metto a lavare anche tutte le mutande e gli altri abiti sporchi di molti mesi fa. Adagio lentamente il foglio acchiappacolore nell’oblò, setto il programma quotidiano a 40 °C, avvio tutto e mi butto sul divano, tirando un sospiro a metà tra il sollievo e la stanchezza.

Mi distendo e ricordo il profilo degli Urali, poi mi stiracchio: ecco delinearsi davanti ai miei occhi intere costellazioni di arcipelaghi al largo del Pacifico. Sbadiglio e provo a contare tutte le bocche vulcaniche che ho visto ma, vista l’impossibilità della cosa, faccio zapping col telecomando. Canale 5 ed il ballo dei vecchi di “Uomini e Donne” mi lasciano concludere che forse sia meglio passare ad altro, dunque spengo il televisore. Penso allora alla bellezza delle Ande viste a distanza siderale e, nel mentre, mi è improvvisamente tutto molto chiaro: ho fame e devo mettere a bollire la pentola per la pasta; per adesso basta scatolame e risotti in busta. Vado verso la dispensa e capisco di essere totalmente sprovvista di cibo. Non resta che gettare l’acqua già tiepida nel lavandino ed ordinare una pizza a domicilio: “Pronto? Vorrei ordinare una boscaiola e una Peroni grande, tra massimo mezz’ora, grazie”.

In casa non è cambiato niente: ogni stanza è esattamente dov’era, ogni vista è fissa e non soggetta a sensibile perturbazione atmosferica alcuna. Il bagno è da pulire, anche i pavimenti, e ben poco è variato dalla mia partenza: Renzi è ancora il Presidente del Consiglio, Berlusconi è vivo, il Papa è sempre Bergoglio, Grillo ancora sta in politica. L’unica novità è Mattarella al posto di Napolitano che, poveraccio, non ha neppure la first lady. Però, devo prenderne atto, mi vogliono bene tutti.

Mi tuffo di nuovo sul divano, in attesa del fattorino, ed immagino tutte le interviste che dovrò rilasciare, all’inevitabile confronto con Fazio e alle pessime battute della Littizzetto, a tutti i talk show cui sarò invitata a presenziare.

E dire che da bambina volevo soltanto fare l’astronauta.

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