Non può piovere per sempre

LGBTVenne il giorno della legalizzazione delle unioni gay negli USA. I social network si riempirono di foto profilo sui toni dell’arcobaleno e qualcuno scrisse che non avrebbe potuto piovere per sempre. I monumenti acquisirono tutti i colori dell’iride e la conquista ebbe una risonanza mondiale.

Papa Francesco, dapprima interdetto, iniziò a farsi qualche domanda in più sull’opportunità, da parte del Vaticano, di avallare la nuova tendenza. Convocò i cardinali tutti ed intavolarono così una discussione sullo svecchiamento da attuare, trovando infine un punto di accordo: “Non dovranno i posteri ricordarci solo per i preti pedofili, lo IOR ed Emanuela Orlandi!”, esclamò il Pontefice.

A quel punto, fu ordinato ad uno dei messi papali di fare una telefonata al Presidente del Consiglio, il quale iniziò seriamente a pensare sul da farsi e portò l’iniziativa in Parlamento, forte anche di un suggerimento datogli da Obama. I Radicali subito mostrarono la propria adesione, congiuntamente all’entusiasmo dei civatiani e dei vendoliani; il problema vero, però, fu quello delle trattative con Forza Italia, la Lega Nord, NCD e Casini. Nonostante le enormi difficoltà, Renzi riuscì a convincere anche loro, eccezion fatta per Salvini. Il conflitto risultò essere ai limiti dell’insanabilità e sempre più fortemente andò profilandosi la necessità di un accordo tra Matteo e Matteo.

“La secessione in cambio del riconoscimento delle nozze gay”: fu su queste parole che, alla fine, fu possibile siglare un accordo. La popolazione non ne fu unanimemente entusiasta, anche se le voci dissidenti furono repentinamente azzittite dalla gioia dei leghisti e degli euforici in generale; le foto profilo iniziarono così ad essere aggiornate in una collettiva macarena cromatica, una cosa che neppure il martedì grasso. I sostenitori della famiglia nucleare tradizionale abbracciarono, senza troppi indugi, la causa del nostalgico filtro seppia; le effigi dei salviniani si dipinsero di verde speranza e gli orgogliosi del nuovo diritto recuperarono le miniature multicolore già create qualche tempo prima con un’applicazione di Facebook. Furono dunque messi alla gogna coloro che avevano invece optato per un avatar nero, tristissimi a causa della deriva di un popolo vigliacco che aveva acriticamente accettato di sottostare ad un ricatto morale così ignobile, in barba a tutte le lotte intraprese per raggiungere l’Unità d’Italia: “La solita melassa spaccacoglioni dei comunisti incontentabili!”, scrisse Selvaggia Lucarelli su Twitter.

Mario Adinolfi, d’altro canto, resosi quindi conto di non poter sopravvivere alle brutture che l’umanità gli mostrava impietosamente giorno dopo giorno, chiese quindi di essere sacrificato: divenne così martire della patria, a causa dell’inconciliabilità tra i suoi valori ed il mondo contemporaneo, e si fece legare ad un enorme spiedo per kebab, mentre gli aguzzini davano fuoco ad una pira di rami d’ebano e copie de “La Croce”. Le fiamme raggiunsero il cielo; una nuova luce si innalzò sull’avvenire dell’italica progenie e si concluse così un’altra epoca. Fu abolito finanche il calendario gregoriano: da quell’istante gli anni iniziarono ad essere ricontati ed arrivò poi l’Anno I D.M., Dopo Mario.

Il resto sarebbe stato ancora tutto da vedere.

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