Finalmente a casa

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Venne il giorno in cui il Capo di Stato, Sergio Mattarella, istituì la Definitiva Commissione Speciale Marò: spiccarono – tra gli altri – i nomi di Ignazio La Russa, Daniela Santanchè e Dario Franceschini. Fu possibile avviare le necessarie e serissime trattative estere soltanto grazie ad un’enorme concentrazione di sforzi diplomatici, affinché il rilascio di Girone e Latorre potesse avvenire nel più repentino dei modi.

L’accordo fu dunque raggiunto con non poche difficoltà, ma le condizioni furono poi ben precise: il rimpatrio dei due Fucilieri di Marina in cambio della cessione della Sardegna all’India, così da riuscire anche ad affrancare l’orgoglio di un popolo che per troppo tempo era stato colonia della Corona Inglese ed adesso era finalmente diventato colonizzatore. La Ribellione dei Sardi non tardò a scoppiare e fu inizialmente repressa nel sangue, tanto da far risultare assolutamente necessario l’intervento dei caschi blu dell’ONU, per porre fine ad una frattura quasi insanabile dello scacchiere geopolitico internazionale. I pastori stopparono la transumanza in segno di rimostranza ed ebbero man forte anche dal movimento dei Forconi, dunque misero a ferro e fuoco l’isola tutta, paralizzando i traffici ed erigendo barricate di ovini cementati a due teste in ogni via di accesso all’isola.

A mettere un punto al conflitto, fu però una risolutissima Angela Merkel, che stanziò subito dei fondi europei per la ripresa del settore primario in Sardegna. Tsipras, dal canto suo, andò su tutte le furie e sembrò prenderla sul personale.

“Alexis caro, smettila di frignare, per te ed i tuoi compaesani non arriverà pecora alcuna da Strasburgo” gli disse la Cancelliera al telefono, mentre con l’altra mano stringeva la forchetta ed allineava in orizzontale i crauti nel piatto, artica come un pacco di broccoli surgelati Bofrost.

Grexit fu; l’India entrò dunque in Eurozona, proprio nel momento in cui Matteo Renzi mandò uno dei nuovissimi F35 a prelevare i due Cid Campeador della penisola italica, eroi di un’epica contemporanea ormai ridotta a brandelli e protagonisti di un immaginario collettivo nazionale, che sempre più andava fondandosi su un nichilismo disgregativo senza pari nella storia dell’umanità tutta. Per motivi di sicurezza, l’aereo fu fatto atterrare a Foggia in gran segreto. Da lì un blindo dell’Esercito andò a prendere i due marò, per portarli al Quirinale, dove entrambi avrebbero ottenuto la Medaglia d’oro al valor civile. Nonostante le code al casello, verso Canosa di Puglia, si arrivò giusto in tempo per la celebrazione. La cerimonia fu trasmessa in mondovisione ed addirittura il Times ritenne doveroso dedicare una copertina ad un evento epocale di così forte risonanza. Le famiglie dei due uomini erano ovviamente lì, al completo, ad attenderli con le lacrime agli occhi, compresa la figlioletta di Latorre con lo smartphone connesso ad Ask.fm; il momento della riconciliazione fu talmente toccante che a Maria Elena Boschi iniziò a colare tutto il rimmel sulla giacca verde pistacchio, indossata con enorme disinvoltura.

Alla fine del banchetto, quando tutti furono sazi ed i due Ulisse ebbero finito di narrare le proprie gesta in quella sfarzosa Itaca semi domestica, dagli spazzolatissimi tappeti persiani estesi per più di un ettaro e dai versaillesiani lampadari a goccia, Girone tacque e si limitò ad ascoltare quanto ebbe infine da aggiungere il suo fido compagno in segno di congedo.

Fu un discorso senz’altro stringato, ma pieno di gratitudine e Mattarella pianse, pianse tanto soprattutto sulla frase conclusiva, proferita da Latorre poco prima di oltrepassare l’uscio, dopo che tutti gli ospiti furono già lontani: “Grazie di tutto, Presidente. A presto, ci saluti tanto anche la signora Clio”.

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