God save the Queen

god-save-the-queen1L’ISIS aveva deciso di fare fuori la Regina Elisabetta nel giorno di Ferragosto, durante la commemorazione della vittoria del Secondo Conflitto Mondiale, con un ordigno fatto con una pentola a pressione.

Il piano prevedeva l’allestimento di un bancariello con le rotelle da passeggino modello Pliko Peg Perego; i miliziani si sarebbero poi concertati come degli innocui kebabbari, facendosi chiamare Abdul e Mohammed, e si sarebbero dovuti fermare in un angolo per mostrarsi intenti ad offrire pannocchie bollite alla Famiglia Reale. Sarebbe poi saltato in aria tutto il cocchio, sotto la chiarissima influenza dei fratelli curdi a Boston ed in pieno stile Guy Fawkes.

“Regi’, regi’, provate ccà, è ‘na prelibatezza” e la avrebbero arricettata così, perché rapimento e decapitazione alla “ALLAH AKBAR” avrebbero funzionato malissimo, oltre ad essere di difficile attuazione per via delle ineludibili misure di sicurezza inglesi. Oltre a questo, la prova di coraggio maggiore sarebbe stata quella di denudare la prigioniera e vestirla di arancione e la soluzione di cui sopra fu infatti elaborata in seguito all’esternazione spontanea di uno degli spietatissimi strateghi: “No, uagliu’, è troppo anche per me”.

La prima idea che balzò loro in mente fu quella di minacciare brutalmente il gestore della sartoria che preparava i corsetti irrigiditi con le stecche di balena alla vecchia: glieli avrebbero imbottiti di tritolo e fatti recapitare come nulla fosse. L’abbottonatura avrebbe poi azionato un dispositivo interno ad orologeria; questo, si sarebbe attaccato tramite segnale radio ad una apposita emittente pirata, che trasmetteva in loop le stesse quattro sure del Corano con una base di Aphex Twin sotto. L’idea però fu subito scartata: qualora l’indumento non fosse stato della giusta misura, viste tutte le addizioni da fare, il piano sarebbe fallito miseramente.

Si pensò poi a tutta un’altra serie di cose: dalle classiche lettere all’antrace ad una torta di compleanno in pasta da zucchero a forma di Kevin dei Backstreet Boys, con i candelotti di dinamite dentro; si valutò anche l’ipotesi dei meno ortodossi appostamenti di cecchini arrampicati come scigne sugli alberi, nei pressi di Buckingham Palace. La conclusione portò però inequivocabilmente a questa storia della “pentola a pressione piena di esplosivo, chiodi e cuscinetti a sfera”, come riportato dalla stampa. La frase che sancì la decisione finale fu pronunciata da Ahmed, il miliziano più taciturno di tutti, che all’improvviso si levò lo scuorno ed espresse liberamente il proprio pensiero: “Effettivamente è ‘a meglia cosa, accussì sparagniamo e compariamo”.

Era stato tutto organizzato nei dettagli e non ci si aspettava tracollo alcuno. I soldati iniziarono pure a farci le macchiette sopra, con sfottò del tipo “gallina vecchia fa buon brodo” e la sicurezza della riuscita del colpo era così forte che uno degli uomini si ritirò a casa una sera e disse orgoglioso alle proprie mogli: “V’arricordate il fatto di Charlie Hebdo? Ecco, quella sarà una pazziella in confronto, vi farò vedere come cadranno le recchie di ciuccio del Principe Carlo e come devono venire a ricogliere Cameron col cucchiarino da terra”.

Presi dalla goliardia, però, i miliziani fecero un passo falso. Mandarono un messaggio su Facebook ad un funzionario della Corona con un profilo finto, registrato col nome di Gattini Ke Passione e pieno di foto di dolcissimi Blu di Prussia, che recitava così: “La nostra community vi augura un felice Ferragosto, faremo carne di puorco!”. Da lì sono ovviamente scattati un mare di controlli incrociati con l’aiuto enorme della Polizia Postale ed è stato dunque possibile risalire all’indirizzo IP, perché i jihadisti burloni non avevano neppure avuto la creanza di usare un proxy.

La Regina fu repentinamente messa al corrente dei fatti e fu rielaborato il piano di difesa. Il tragitto della sfilata fu ricomputato, le scorte di giubbotti antiproiettile incrementate e furono convocati tutti i migliori talenti di ingegneria del Regno per la messa a punto di un polimero speciale, che avrebbe formato una cupola inconsistente per ricoprire tutta l’area, tipo bolla di sapone immensa ed infrangibile, per evitare anche il rischio di un attacco aereo.

Elisabetta, dopo aver infine buttato un occhio all’elaborazione finale del programma stilato dai suoi uomini, ritenne dunque doverosa una puntualizzazione: “State lavorando benissimo, ma non vi preoccupate più del necessario, tanto non mi atterra manco il Padreterno”.

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