Tutta colpa di Maometto

A prescindere dal grado di conoscenza che ognuno di noi può avere o non avere affatto del fenomeno Isis, le più grandi impennate dell’islamofobia diffusa in Occidente sono state chiaramente provocate dagli attentati recenti di cui tutti abbiamo memoria: basti pensare alla caduta delle Torri Gemelle e alle esplosioni nei treni a Madrid e a Londra. Da un anno a questa parte, però, tutto sembra essersi concentrato in Francia, a Parigi: con la carneficina alla redazione di Charlie Hebdo prima e la mattanza di ieri sera in luoghi che ognuno di noi abitualmente frequenterebbe, come un bar, uno stadio e/o una sala di concerti, è comprensibile che la vecchietta parigina di turno abbia paura di morire sparata ed accasciata su un carrello della spesa nella stessa identica misura in cui l’immigrato arabo, che Hollande avrà senz’altro magnanimamente accolto, teme di essere fermato in un vicolo e picchiato brutalmente da qualche orda di giustizieri locali. Aggiungiamo a tutto questo un vivace contorno di imbecilli di nazionalità varia ed eventuale, che non aspettavano altro che motivi e fatti visibili agli occhi di tutti, per alimentare e giustificare la xenofobia propria e altrui, e vediamo come va a finire: che le frontiere vengano chiuse oppure no, non resta che prendere atto della condizione per la quale l’essere dei civili, ignari di tutto ciò che accade ai vertici del mondo, significa essere già parte attiva ed inconsapevole di una guerra che non si vede e di cui non si conoscono né le parti, né i mandanti e neppure le cause che l’hanno innescata.

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