Oriana Fallaci aveva ragione

Un giorno, trovai una lettera senza mittente nella cassetta. Riportava solo un timbro postale poco leggibile, “2001” a parte. La aprii e c’era scritto così:

ATTENZIONE!!! POTREBBE CONTENERE ANTRACE, MA COMPLIMENTI LO STESSO: LEI HA VINTO UNA MOUNTAIN BIKE CON CAMBIO SHIMANO, PASSI SUBITO A RITIRARLA!

Girai il foglio, trovai un indirizzo e continuavo a non comprendere affatto; ben presto, però, il gradevole sapore di una vittoria tanto gratuita quanto inaspettata soppiantò il mio terrore nei confronti delle biciclette. In preda all’euforia, mi armai di coraggio e mi presentai, il giorno dopo, presso il luogo indicato. Mi trovai di fronte a un cancello: la portinaia disse di non saperne nulla e mi indicò un accesso poco distante.

Arrivai alla porta, la aprii e vi trovai una donna con un burqa su una sedia; guardai meglio, mi accorsi che era legata e, dal sinistro bofonchio con il quale tentava disperatamente di esprimersi e cercare aiuto, capii che fosse addirittura imbavagliata. Immediatamente, le tolsi il nastro isolante dai polsi, così che potesse liberarsi anche dello strofinaccio che aveva sulla bocca. Ha iniziato a parlare freneticamente a mo’ di ringraziamento, ma non capii nulla, colsi solo un “INCH’ALLAH”. Indicò un punto dietro di me e vidi una vecchia scrivania con un cassetto, in cui trovai un bigliettino con su scritto:

ORIANA FALLACI AVEVA RAGIONE

Perplessa, provai a chiederle cosa significasse tutto quello, ma lei non rispose affatto e fuggì via salutandomi, veloce come una saetta. La persi di vista in un istante e, senza altri interrogativi, mi richiusi la porta alle spalle e mi diressi nuovamente al cancello. Ebbi cura di non parlare alla portinaia di quanto accaduto poc’anzi con la donna rapita, ma neppure mi fece domande in merito. Dopo una serie di tentennamenti, messa alle strette, mi disse che in realtà il premio era già stato riscattato e che però intendeva assegnarmene un altro di consolazione; le risposi di non preoccuparsi, ché io manco la volevo davvero quella bici e che non avevo partecipato a concorso alcuno.

Lei, però, insistette e tirò fuori il mio contentino: un ceppo di coltelli Miracle Blade. Mi invitò a trattenermi ancora un attimo, perché assistessi alla sua dimostrazione: si tolse via la faccia, che in realtà era una maschera, chiedendomi di riconoscerla. Non riuscivo assolutamente a ricordare chi fosse e, alquanto innervosita, mi diede dell’ignorante, dichiarando di essere Oriana Fallaci in persona. Mi domandò se volessi un caffè o qualcos’altro da bere, ma ho declinato, per poi dirle di sì nel momento in cui mi chiedette se fossi pronta ad assistere alla sua performance. Mi puntò allora il coltello da pane contro e mi fece fuggire via: smise di inseguirmi quasi subito e, ad un certo punto, urlò “ALLAH AKBAR”, si puntò la lama al ventre e si esibì in un terrificante harakiri.

Fuggii in preda al panico e, dalla fermata poco distante da lì, saltai sul primo autobus.

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