A proposito di Giulio Regeni

È morto in Egitto, dopo bestialità e torture varie ed eventuali, Giulio Regeni, un giovane giornalista italiano de Il Manifesto. Ieri, un eminente stronzo de Il Giornale, anziché spendere una parola di encomio o almeno avere la decenza di tacere, ha avuto l’ardire di parlare di un coinvolgimento del ragazzo nei servizi segreti italiani. L’illazione non è stata comprovata in modo alcuno e questa colossale minchiata non è stata minimamente argomentata. L’unica fonte citata dall’articolo è il blog di un altro sedicente “giornalista investigativo”, un gombloddaro dai punti di vista così balordi che Adam Kadmon in confronto avrebbe un’autorevolezza epistemologica da far invidia a Karl Popper. Prendiamone atto: esistono dei viscidi scribacchini italici a cui non basta ravanare ed impacchettare la merda comodamente da casa propria, improvvisandosi grandi conoscitori delle dinamiche geopolitiche mondiali, ma devono assolutamente e ad ogni costo screditare il lavoro altrui per avere un briciolo di credibilità ed autorevolezza. Basterebbe semplicemente avere l’onestà di divulgare le proprie boiate senza speculazioni inopportune, soprattutto nei confronti di una persona che è morta e non può materialmente mandare a fare in culo nessuno.