Corrado

Tra le colpe più grandi che ha questa Nazione, c’è sicuramente quella di aver dimenticato Corrado Mantoni. Non voglio in questa sede parlare di Alberto Castagna né di altri grandi miti del nostro piccolo schermo, perché sarebbe inopportuno, nonché ulteriormente oltraggioso nei confronti del protagonista di queste righe, rendergli omaggio attraverso l’utilizzo di qualsivoglia metro di comparazione più o meno diretta. Viene qui omesso anche un inutile e stucchevole excursus sul passato di quest’uomo: seppur grandioso, parlarne così a pane e puparuoli avrebbe ben poca pertinenza riguardo ciò che vogliamo andare a dire.

A Corrado Mantoni va riconosciuto il merito di aver conferito all’ignoranza un valore aggiunto. “Ignoranza” da intendersi non in senso di quante cose una persona conosce, perché non ce ne dovrebbe fottere neppure di capire se una persona è scienziata veramente o no, ma proprio nel senso della buona volontà del cristiano qualunque che è convinto di saper fare una cosa, sale sul palco e tanto sente le campane a festa che suonano, tanto si piglia i cuppini nel cozzetto. Chiaramente, non ne ho un ricordo molto nitido, innanzitutto per una questione anagrafica, però sicuramente mi dispiaceva assai quando vedevo la trasmissione e i cristiani nel pubblico fischiavano e suonavano i campanacci brutti quando qualcuno accocchiava una figura di merda. Ché poi suonava tale e quale pure la mucca viola della Milka quando camminava e lì non c’era niente di male perché, anche se era sbagliata, non se ne importava proprio e appoggiava le palle in testa a tutti: non solo faceva il latte, ma faceva uscire bene pure la cioccolata, mica come quegli scemi sulla neve seduti sulla funivia della pubblicità della Novi che se la mangiavano solamente?

In memoria di Marco Pannella

Oggi voglio parlare di Marco Pannella, quel signore che usciva sempre in televisione, con le cravatte a fiori e col codino legato col fiocchetto tipo Gastone de La Bella e La Bestia. L’impatto che tale personaggio ha avuto sulla mia infanzia è stato secondario solo a quello che subii da parte di Rocco Buttiglione, colui il quale aveva il cognome più brutto che io avessi mai sentito perché era una parola in dialetto e quindi non era neppure un cognome vero.

Di Marco Pannella non sapevo molto, a parte che era un politico che ogni tanto faceva lo sciopero della fame e della sete e beveva la pipì. Un personaggio più repellente di così non riuscivo ad immaginarlo, mi faceva addirittura più schifo e paura di Giuliano Ferrara e non riuscivo a giustificare questa pratica bestiale, perché secondo me non doveva bere e basta, neppure la pipì. Chiaramente, si instillò in me il pensiero maligno per il quale non era vero niente, che tanto mangiava e beveva, ma mica lo diceva a noi? La cosa diventò per un periodo un’ossessione e quindi decisi segretamente di provare almeno per un giorno intero a non mangiare e a non bere. I bambini, si sa, vengono fatti abbuffare come i puorci con il pretesto di pensare ai loro coetanei africani senza acqua né cibo; “tale e quale a Pannella”, dicevo io. Provai quindi ad attuare il piano in più riprese, ma ogni tentativo andò a vuoto, perché arrivava sempre il punto in cui jettavo la forchetta per terra e mi arrivavano certe forme di paccari in faccia che ancora me le ricordo. Voglio dunque ringraziare la buonanima di Marco Pannella, perché è stato anche grazie a lui se certe volte aggio abbuscato e non mi sono potuta adeguatamente difendere, nonostante stessi portando avanti delle cause giustissime.