Il Comune che vorrei

A Gallipoli, la giunta PD può vantare ben quattro nuovi assessorati: sorriso, felicità, bellezza, futuro. In un primo momento, la notizia mi ha fatto salire il Terzo Reich e ho, come al mio solito, invocato la sempre rapida ed efficace estinzione. Ci ho rimuginato per tutto il pomeriggio, mentre cenavo e pure dopo, perché non era la conclusione giusta; è bello essere drastici, ma è ancor più bello cercare la costruttività negli esiti, anche rispetto ai processi che sembrano irreversibili. Ho dunque pensato a quali figure professionali possano meglio assolvere a tali mansioni, sempre secondo me e nella sacrosanta ottica dell’interesse collettivo.

L’assessorato al sorriso suggerirebbe un odontoiatra, almeno in un primo momento e volendoci fermare alla interpretazione letterale della cosa: tralasceremmo però il significato metaforico dei denti digrignati in segno di giubilo, quindi l’idea potrebbe anche essere quella di uno spacciatore. Il fatto che si possa anche essere d’accordo con questa idea, però, contrasterebbe con la tutela del diritto alla salute. Mettiamoci quindi un comico e sintetizziamo le due istanze: ce ne vorrebbe uno alla Gigi Proietti dei tempi d’oro, preparato, simpatico e col baffo pronto a suscitare il tipo junghiano della Prima Repubblica, proprio di noi italica stirpe.

L’assessorato alla felicità crea chiaramente una ridondanza con quello poc’anzi indicato: delegherei questo compito al Sindaco, che tecnicamente più di tutti dovrebbe sapere cosa fare, o a quell’altro del sorriso, anche per evitare lo sperpero di denaro pubblico e l’eventuale malcontento di quella fetta di elettorato che maggiormente si pone il problema della cosa pubblica.

La bellezza apre la strada a una tra le più annose delle questioni in questo campo: quella delle quote rosa. Va bene qualsiasi figura che abbia a che fare almeno lontanamente con questa discussissima categoria aristotelica, purché sia un individuo di sesso femminile: dall’artista, alla musicista, all’attrice, alla fotomodella, all’esperta di cura del corpo. Va bene tutto, perché alla bellezza in senso paesaggistico pensano altre poltrone, altri assessori, i Ministeri, i Parchi, gli enti apposta, insomma.

Per l’assessorato al futuro ci vorrebbe qualcuno che abbia dimestichezza con l’occulto e l’esoterismo: è una personalità che dovrebbe riuscire a convogliare tutti gli aspetti e a leggere tra le righe del passato e del presente per portare alla luce ciò che ancora deve accadere ai cittadini. È ovviamente questo il nodo più ostinato di tutta la faccenda, proprio perché coloro che hanno a che fare con le arti magiche hanno notoriamente poca propensione per la politica, in quanto sono stati già ampiamente in grado di guardarsene dall’averci a che fare.

Risulta necessario, a questo punto, cercare la sintesi tra le quattro istanze: sempre per il rispetto della parità dei sessi, è chiaro che debba prevalere comunque il genere femminile. Senza girarci troppo intorno, per non ripetere oltre le argomentazioni già ampiamente esposte, è chiaro che la soluzione del dilemma altro non possa essere che Moira Orfei. Il discorso non ha più ragion d’essere e non si può dunque fare altre che augurare il più roseo degli operati al sindaco pugliese.

Ad ogni modo, ciao Moira, non è passato neppure un anno dalla tua dipartita, ma io non dimentico. RIP