Fertility Day

All’inizio avevo capito che il “Fertility Day” fosse una specie di festa dell’agricoltura, un giorno in cui Renzi avrebbe finalmente stanziato dei fondi per pagare rabdomanti, agronomi e ingegneri idraulici, così da chiamarli a raccolta e risollevare le sorti della Nazione intera in una sinergia propulsiva di esaltazione della potenza rurale che avrebbe repentinamente sanato debito pubblico e piaga della disoccupazione. Mi stavo accattando una zappa su Amazon per sentirmi all‘altezza dell’occasione e cercare un campo dove poter finalmente imparare a fare un solco, esorcizzare e sconfiggere la mia uallera biblica e sentirmi finalmente brava in qualcosa, ma evidentemente mi sbagliavo e ancora una volta questo governo ha stroncato sul nascere le mie ambizioni. Che entrino dunque i cani nelle segreterie di partito, che riducano a brandelli tutta la classe dirigente e jatevenne a fanculo con tutta la Lorenzin.

Earthquack

Stasera ore 21:00 speciale TG1 sul drammatico sisma che ha distrutto l’Italia Centrale dal titolo “EARTHQUACK – Starnazzamento e catastrofi naturali nell’era del 2.0”

Interverranno gli scienziati dell’internet per discutere dei seguenti argomenti:
1) Redazione di un piano nazionale per la prevenzione del rischio sismico: che fare? Conviene ritornare alla vita rupestre? Se sì, in che modo gli affreschi sulle grotte riusciranno anche ad avere un ruolo preminente nella costituzione di un rinnovato senso civico?
2) Aveva davvero ragione Povia quando diceva che tante persone che si mettono a saltare contemporaneamente riescono a provocare un terremoto? Riteniamo a questo punto giusta la riapertura del Cocoricò per la salvaguardia della riviera romagnola e della fascia appenninica tutta?
3) Perché i valdostani sono dei privilegiati e l’arco alpino non se ne cade mai, se lì vivono pure persone cattive come Anna Maria Franzoni?
4) Migranti e italiani veri: chi nei resort e chi nelle tende? Strappare le stelle dalle insegne e recensire positivamente su Tripadvisor la vita nei prefabbricati a L’Aquila riuscirà mai a sanare le implicazioni che lo ius soli potrebbe avere sulla composizione socio-economica della Nazione?
5) Giornalismo d’assalto: è arrivato prima l’inviato de La Repubblica o quello di Libero? Chi ha scattato la foto alla suora nelle macerie col telefonino in mano e in che modo questa immagine può riaprire il dibattito sul burkini?

Modera Bruno Vespa, accompagnamento musicale a cura di Guido Bertolaso & the Civil Protectors. Imperdibile!

Nina Moric è viva

Tra l’integrazione, le tragedie planetarie, le Olimpiadi e il baratro delle pippe mentali, avevo dimenticato di informarmi sulle sorti di Nina Moric. Come ci si aspettava, stava facendo la mossa mediatica della stagione: ha dato segnali di vita a Ferragosto e chiaramente sta come ‘nu truono. Ha detto che per certi catorci che girano per le spiagge renderebbe il burkini obbligatorio, ché mica so’ tutte come a essa, che mette ‘na foto con la patana da fuori su uno scuoglio ed equipara il PIL della Liberia? Si è espressa pure sulla brutta vicenda del bambino sbranato dai pitbull, dicendo che una cana di quella razza la tiene pure lei e che basta saperli addestrare, ché quelli i criaturi se ci giocano vanno comunque guardati.

Uè Nina, io adesso una cosa ti vorrei chiedere: innanzitutto grazie per averci detto che i cani so’ buoni e i cristiani no, effettivamente non ci avevo mai pensato; mo’ però mi vulissi rice come aggia fa’ per insegnare alla mia gatta a giocare con le mosche esattamente come fa la cana tua?

Il trio di cicciottelle

Sono state montate polemiche infinite sul “trio di cicciottelle”, poiché l’uso di quest’espressione in un imbecillissimo titolo di giornale sarebbe sintomatico di sessismo ed offensività, mentre l’unico aspetto che con chiarezza si potrebbe evincere dalla vicenda è semplicemente un’idiozia sconfinata e senza pari: la stessa che ci viene propinata ogni giorno quando leggiamo gran parte dei notiziari. Niente di diverso dal solito, se non le obiezioni che vengono mosse quando dichiari sinceramente che a indignarti è prima di tutto l’ignoranza con la quale il titolista si è espresso, che minimizza finanche l’impatto di quella locuzione infelice avulsa dal contesto. Finché apriamo i social network e troviamo il Mario Adinolfi di turno sfottuto in tutte le salse, va tutto bene e la gente ne ride; un giornalista becero si fa pigliare la mano dalla voglia di risultare simpatico ed ecco che iniziano a piovere le vagonate di merda, soprattutto se ad essere bersagliata è qualche esponente del gentil sesso. L’obiezione che comunemente viene mossa è qualcosa che suona come “non è possibile che una donna debba essere giudicata prima per le sue caratteristiche fisiche e poi per il resto, non capisci neppure questo?”, dimenticando che l’essere umano elabora sempre un giudizio fisico su chiunque e che la sensibilità sta nell’esprimerlo o meno e in che modo: il punto nevralgico è esattamente il secondo. Hai voglia a dire che ti incazzi più per il concetto delle quote rosa che per una stronzata come questa, perché c’è sempre qualcuno pronto a chiederti “non riesci nemmeno a distinguere tra sessismo e idiozia?”. No, probabilmente non ci riesco e non ne sono in grado, ma sono pienamente convinta del fatto che, finché non ci affrancheremo dal senso comune di indignazione, atteggiamenti superficiali, imbarazzanti e portatori di scarsa cultura quale possa essere scrivere un titolo di giornale su un fantomatico “trio di cicciottelle” continueranno a essere mantenuti in maniera indisturbata.

I cinesi

Arrivarono i cinesi in Italia e iniziarono ad aprire i loro ristoranti.
La leggenda sui cani ammazzati, cucinati e serviti precedette la loro venuta e iniziammo a guardarli con schifo e con sospetto; solo i più audaci furono in grado di andare a provare almeno degli involtini primavera: “Scusate, ma c’è carne qui dentro?”. Ad un certo punto abbiamo iniziato a sfatare il mito e ad andarci più spesso, finché qualcuno una mattina si svegliò e fece la seguente osservazione: “Hai mai visto i funerali di un cinese? Io sinceramente no”. Un nuovo dubbio si diffuse a macchia d’olio e la diffidenza sembrò rimontare.

Altri di loro iniziarono ad aprire le fabbriche: chiunque abbia guardato Gomorra il film ha sempre ben impressa la parte della sartoria sotto terra, seguita dallo stacchetto della sfilata di moda. “Non c’è più il meidinitali, mettono il polonio nei tessuti e le plastiche tossiche nei giocattoli, ormai non ci si può fidare.”

Con i Cinamercati e i megamarket con tutto a un euro si è avuto lo sconvolgimento del concetto di “andare a fare spesa all’ingrosso e al dettaglio”: quattro soldi, forniture titaniche per lo stravolgimento dell’interno Sistema Internazionale con l’unità di misura della massa che è passata dal chilogrammo alla balla. Vuoi sparagnare ed è facilissimo, perché vai da loro e trovi tutto, dalle forcine per capelli alle zanzariere per le finestre: “Tanto è cinese tutto quello che compriamo, tanto vale andare lì direttamente” / “No no, io non sono d’accordo, non è vero che è tutto cinese, se hai occhio la qualità si nota”.

Nonostante tutto questo e le tarantelle che quotidianamente ci pigliamo con le persone che li odiano, perché comunque so’ persone come noi e quindi non dobbiamo essere razzisti, pure se la roba loro veramente è una merda e hanno una concezione del lavoro che è una chiavica, non hanno rispetto per l’ambiente, usano gli inquinanti e se la comandano ovunque vadano, non dobbiamo mai dimenticare quello che è avvenuto oggi: Berlusconi è stato veramente capace di vendere il Milan ai cinesi.