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Hillary e Trump

Arrivò il momento che il mondo stava aspettando da mesi e aveva appena finito di impazzare una bruttissima tempesta autunnale. Il dibattito tra Donald Trump e Hillary Clinton fu seguito da ogni parte del pianeta, eccezion fatta per l’Italia perché alle tre di notte tra il lunedì e il martedì lo spettatore medio giustamente dorme o si è appena svegliato per andare in bagno.

La donna arrivò scortatissima e la giacca gli andava stretta di spalle: la tensione in ascensore andava sempre più assimilandosi a un fluido quasi incomprimibile e sembrò stare per per strabordare giusto nel momento in cui si aprì la porta dello studio televisivo e Hillary emise un elegantissimo vocalizio gutturale sul quasi-iato di un “Good evening everyone”. Le vetrate in fondo lasciavano entrare le luci delle ambulanze che si frangevano nelle pozzanghere e venivano sparate su e dal grattacielo di fronte: al “dlin dlon” successivo riecheggiò un “HI BUDDIES” che si stagliò imponente dalla figura di Donald Trump. Due dei suoi uomini gli passarono uno Swiffer Duster sulle spalle a scrollargli via tutti gli inesistenti granelli di forfora e al cenno della sua mano furono immediatamente portati via da due cestelli cingolati che sfrecciavano su una mini-monorotaia.

“Signori, iniziamo?” disse un cameraman mentre la squadra dei truccatori aveva finito di passare l’ultima mano di stucco veneziano sul pomo d’Adamo di Trump. Partì preventivamente la cassetta con gli applausi registrati finché un tizio in sala mixer non fece partire una brevissima orazione alla Madonna e disse al collega: “Cretino, mi stavi passando quella delle risate di Paperissima ’94”.

“Buonasera a tutti quanti, diamo l’avvio alla trasmissione, avete fatto partire le dirette Facebook?” esordì il presentatore rivolgendosi al pubblico.

“HI BUDDIES another time”, disse Trump, provocando così una manifestazione di stizza da parte dell’avversaria: “Grandissimo scostumato, già hai fatto arrivare prima me ché sono femmina e vado attesa e mo’ vuoi pure parlare tu per primo?”

“Ringrazia Dio di vivere in un Paese in cui non si ha ben chiaro il concetto di civiltà e le donne possono addirittura avere diritto di parola” le rispose seraficamente.

“Vergognati, hai detto una bestialità che va contro ogni principio di democrazia e di uguaglianza tra gli individui, non so con quale coraggio tu possa anche solo pensare di riuscire a governare dei cittadini onesti”

“Di quali cittadini onesti stai parlando? Io vedo una mandria di persone allo sbaraglio, senza morale e senso dell’autorità e del dovere e sono convinto, anzi certo, di poter essere io la loro guida”

“Come? Con le armi da fuoco, i privilegi ai ricchi e l’evasione fiscale?” domandò laconicamente lei, stringendosi la clip dell’orecchino in madreperla.

“Sicuramente con l’annessione dello Stato di Israele dopo aver espulso i palestinesi e con il rimpatrio immediato di tutti gli irregolari in generale”. Dal pubblico si stagliò un soffuso ma esteso mormorio di disappunto che sembrava di stare a una seduta spiritica con tanto di tavola Ouija che scriveva in loop la parola “indignazione”.

La discussione continuò a protrarsi, mentre i toni si accendevano e si smorzavano con una frequenza intensissima. Alla fine del dibattito, le proiezioni vedevano un netto vantaggio delle capacità maieutiche di Hillary che, presa dall’euforia e da un’improvvisa empatia cosmica, si lasciò andare a una confessione con la donna che le stava sistemando il cappotto e frattanto le augurava un bel ritorno alla Casa Bianca: “Sai, credo di averci dimenticato un servizio di bicchieri buoni della lista nozze”.

 

Libertà per Gigi D’Agostino

120 anni fa nasceva Sandro Pertini e 120 anni dopo Gigi D’Agostino va a suonare alle feste di partito. Niente contro, assolutamente, ogni tanto me lo sento pure e mi piace assai quella canzone che fa TATTARATAAA TATTARATAAAA TATTARATAAATATATATARRARATATA, mi fa andare in corto le sinapsi e inizio ad avere le visioni in blu metallizzato. Ok la parata girata a revival anni ’90, ché ogni quindici anni avanza di dieci il tempo della nostalgia collettiva e le feste anni ’80 hanno iniziato a rompere il cazzo; non che mi aspettassi la resurrezione di Giorgio Gaber, per amor del cielo, è solo che non capisco una cosa: perché Prezioso non lo chiama più nessuno?

Fagioli alla messicana

Venerdì sera, la casa è buia ed è illuminata solo dal bagliore del televisore. Jennifer Lopez sta rivivendo “Un amore a 5 stelle” per l’ennesima volta: quando uscì quel film ancora non c’era stata neppure l’ascesa del MoVimento.
Le ciabattine rosa sono al solito posto, ai piedi del divano: il divano, però, non è in grado di camminare. Rosy Bindi è già sonnecchiante, ma le indossa, si alza, si allaccia la vestaglia, dà un bacio alla foto di Don Sturzo e inforca gli occhiali.
Si dirige in cucina per andare a prendere la cena che aveva messo in caldo.
 
Fagioli alla messicana.
 
Apre lo sportello del microonde, prende il piatto e se lo rovescia un po’ addosso. “Ma tu guarda un poco la maronnella” dice tra sé e sé, rimettendosi comoda sul divano. Nemmeno il tempo di far ripartire il film che qualcuno bussa alla porta.
 
“Non si può stare un poco in grazia del Signore” borbotta, ma nel frattempo le si incastra del cibo tra due premolari. Invano, prova a togliere la buccia con le dita e risponde placidamente al citofono:
“Chi è?”
“Sono Matteo Messina Denaro, fammi salire”
Il suo corpo fu sconvolto da un brivido fortissimo: “Mi auguro che lei stia scherzando”
“No no, qua’ scherzando, sono veramente io, non mi vedi?”
“Io non le apro, la videocamera si è rotta da due giorni e ancora non sono venuti a ripararla”
“Come ancora non sono venuti a ripararla?”
“Questo non è affar suo, se ne vada immediatamente o chiamo la polizia”
“Vabbe’, te lo dico, non sono Matteo Messina Denaro”
“Posso sapere allora con chi sto parlando?”
“Rosy, sono Pierferdinando Casini, puoi aprirmi adesso?”
“Vattene a fanculo tu, soreta e quanti più ne tieni”
 
Sbatte forte il citofono e torna in soggiorno. Jennifer Lopez ha appena cominciato a passeggiare nel parco insieme a Ralph Fiennes.

Travaglio Belphagor

​Sei Michele Santoro ed è il 2006, hai da poco installato il modem Alice e hai appena capito che le faccine su MSN funzionano anche con le combinazioni da tastiera. Il contatto che hai appena aggiunto è il tuo compagno marco_travaglio_belphagor@hotmail.it e ti ha appena inviato un trillo.

Cosa fai?

a) Inviti il tuo amico Vauro alla conversazione: attivate la lavagna e gli disegnate la mamma.

b) Lo blocchi istantaneamente ma lo chiamerai comunque in trasmissione perché dovrà pur imparare a campare ma tu sei sempre un signore.

c) Gli mandi un programmino magico che hai avuto cura di rinominare buttiglionesolitaire.exe spacciandolo per un nuovo gioco di carte, gli rubi la password e quando ti chiama per dirti che non funziona più niente gli dici “Uah e che ne so, ma hai spuntato la funzione a quattro semi quando lo stavi installando? Su Windows XP gira solo quella”. Nel frattempo mandi a tutti i suoi contatti tante catene di Sant’Antonio finché qualcuno non lo va a pigliare a mazzate sotto casa.

Pontida 2016

Per televisione oggi hanno fatto vedere il raduno degli sciemi e ho pensato “uah che capata, la prossima volta ci vado pure io”. Vedi vedi, però, ed erano i leghisti a Pontida: una specie di prato con una spasella di facce ‘e cazzo con le bandiere e le magliette verdi. Non c’è più neppure lo stesso Bossi di una volta, sono passati i tempi della canottiera e la catena r’oro ‘mpietto per dare il giusto folklore alla cosa; ancora me lo ricordo, quando pigliava le acque del ciummo con la concolina e faceva la benedizione ai presenti. Salvini per l’occasione ha sfoggiato una felpa di Amatrice, che se non leggi bbuono pare che stia scritto “Coca Cola”, si è messo ad alluccare cose tipo “mai più schiavi di Berlusconi” e a vendere le magliette con Papa Francesco. Po’ uno dice l’Isis.

Carlo e Franca

Scorro pigramente, ma con grande trasporto emotivo, le foto di Carlo Azeglio e Franca Pilla dei loro più di 70 anni d’amore. Ognuno di questi scatti cristallizza ad imperitura memoria i momenti più belli di una delle coppie più affiatate di tutta la storia della Repubblica: ci sono le passeggiate in serenità a Pisa, la visita ad Auschwitz, il brindisi di Capodanno 2002, lui col cappello da cowboy, i viaggi a Rio De Janeiro e a Capetown, lei avvolta in un tailleur blu elettrico davanti alla cabina elettorale numero due; dopo altre due pigiate sulla freccia destra la si vede sistemargli il cravattino alla Scala. Le loro bocche aperte ad acchiappar mosche o forse a intonar Mameli al Teatro dell’Opera di Roma insieme a Veltroni, a Benevento senza Mastella, al Taj Mahal con gli occhi e i cuori pieni di India per poi ritrovarsi catapultati in mare: Sardegna 2015, cuffietta azzurra lei e occhialini lui. C’è stata però un’immagine che più delle altre ha catturato la mia attenzione ed è stato in quel momento che, come un lampo, ho avuto la percezione di quell’ineffabile elemento sibillino che trascende ‘l sol, le stelle, l’amore eterno e la finitezza della vita terrena: Elisabetta II del Regno Unito.

Carlo Azeglio Ciampi

Non capii immediatamente che Scalfaro e Ciampi fossero due persone diverse, perché erano viecchi tutti e due. Mi dissero solamente che era finito il mandato, ma continuai a non comprendere a fondo, sapevo solamente che i presidenti della Repubblica erano certi che stavano un gradino sopra a Prodi e due sopra a D’Alema. Il problema maggiore che mi posi, quando ci fu il cambio della guardia, fu quello dei quadretti nelle scuole che furono cambiati e stavano sempre appesi vicino ai crocifissi. Veniva spesso da chiedermi se la foto vecchia andava buttata o se bastava metterci sopra quella nuova a posticcio, se il Ministero mandava pure le cornici nuove, se le dovevano comunque comprare le direzioni didattiche oppure se dovevano fare le collette i maestri e i professori come facevano col caffè, tipo un euro ognuno. In cuor mio speravo che non buttassero le foto di sotto, perché associavo la cosa al fatto che menare nella munnezza le figurine dei santi era peccato: si poteva fare solo con i giornaletti dei Testimoni di Geova, che li dovevi buttare nel caminetto acceso con tutta la plastica. C’era sempre un grande timore reverenziale nei confronti di questo con le sopracciglia tanta che ti guardava stuorto alle interrogazioni, roba che se sbagliavi la capitale della Bielorussia per niente usciva dal quadretto e ti chiamava ciuccia davanti a tutti quanti, quindi facevi uno sforzo incredibile per ricordare che era Minsk e si scriveva senza la c. Oggi Ciampi però ci ha lasciati e mo’ chissà che fine hanno fatto tutti i quadretti suoi, insieme alle fotografie di Napolitano e come deve far cacare sotto Mattarella col severissimo occhio blu. Secondo me li devono mettere in fila su tutte le pareti delle scuole e degli uffici pubblici, tipo i calendari dei carabinieri, perché non è giusto che solo perché uno non è più Presidente della Repubblica non ha più il diritto ad avere le foto sue nelle cornici.

“Lavoro, diritti, dignità”

Anche se la Procura di Piacenza cerca attenuanti, dicendo che nel momento in cui un operaio di nome Salam è morto investito da un tir non erano in corso proteste, la realtà dei fatti è sempre la stessa: una classe dirigente abietta, omertosa e vigliacca può al massimo garantire dei funerali di Stato ai più valorosi e nessuna tutela in vita.

Pinoscè

Se Di Maio accosta Pinochet al Venezuela non è totalmente colpa della sua discutibile preparazione culturale, bensì del fatto che a vedere tutte quelle foto di Allende l’1!!!111 settembre avrà capito che, oltre alle Torri Gemelle, fosse successo qualcosa pure in America Latina. Dopo una eventuale rapida scorsa su Wikipedia, se ne sarà improvvisamente ricordato oggi perché doveva aggiornare la pagina e per non fare i soliti paragoni mainstream tra renzismo e totalitarismi euro-asiatici ha voluto sfoggiare un poco di scienza del Sudamerica. Ora chi glielo va a spiegare che quello nel film con Madonna era Perón e non Chávez?

Je suis pappavall’

Mi sono accattata un pappavallo e l’ho chiamato Charlie. Oltre al proprio nome, ha appreso una parola strana, “Hebdo”, e la ripete di continuo: non sta zitto un momento. Quasi quasi gli spiego come funzionano gli hashtag, così impara pure a dire “Je suis”, si ribella, rompe il cancelletto della gabbia, se ne vola e si va a frarecare sul parabrezza di una macchina parcheggiata in seconda fila con a bordo due miliziani Isis che si stanno mangiando la lasagna jastemmando Maometto perché c’è la carne di puorco dentro.