La condanna di Selvaggia Lucarelli

Selvaggia Lucarelli, condannata a un anno di reclusione, rivedrà Fabrizio Corona a un convegno organizzato per i carcerati vip dal titolo “Lontani dai riflettori, vicini all’anima: ritrovare se stessi in una differente dimensione intimista”. I due si incontreranno davanti al buffet del sushi, si scambieranno un gesto di pace e si baceranno teneramente sotto i flash dei paparazzi, giurandosi fedeltà finché entrambi non avranno terminato di scontare la pena. Ogni martedì pomeriggio Barbara D’Urso si collegherà con i due direttamente dalle rispettive celle, dando la possibilità ai galeotti di alimentare il sogno d’amore sotto gli occhi degli spettatori, fino alla puntata speciale conclusiva, quella del matrimonio, con un’ospite d’eccellenza in studio: Nina Moric, che a un certo punto si alzerà di scatto dalla poltrona, urlando nel microfono “Lele Mora nemico dello Stato”. Seguirà la televendita dell’elettrostimolatore Tesmed, tornato in auge per scuotere le coscienze degli italiani.

Don’t Trump this at home

Trump blocca l’immigrazione per tre mesi, impedendo ai cittadini islamici di raggiungere gli Stati Uniti: una linea dura che stride con la tenerezza del recente video con la bellissima e santissima Ivanka moglie et madre insieme al bambino piccolo che gattona sui tappeti della Casa Bianca, attorniati dalla servitù, in una scenicità domestica che in confronto il concetto di lusso della Russia zarista sembrerebbe piuttosto conforme al principio della frugalità monastica. Il super presidente chiude le frontiere con l’abusatissimo alibi della lotta al terrorismo nella sibillina volontà di difesa dell’autenticità della razza di un popolo di merda – è sempre bene ricordarlo – mentre si dichiara favorevole alla tortura: peccato che, ai tempi in cui si occupava di wrestling, Undertaker non abbia pensato nemmeno mezza volta di accalappiarlo con la scusa delle puttane nel camerino e di usarlo per un sacrificio umano in una messa nera. Non resta che sperare che qualcuno gli apra il mazzo in diretta mondiale con la seguente scritta in sovraimpressione: “don’t try this at home”.

COSA FARE SE VOSTRO FIGLIO È UN BULLO

Magico servizio del Corriere
 
COSA FARE SE VOSTRO FIGLIO È UN BULLO
I 10 consigli utili
 
1. Incasarlo capa e muro quando si arritira da scuola con le note sul diario. Se non tiene il diario, incasarlo comunque capa e muro nel beneficio del dubbio se la risposta alla domanda specifica risulta essere poco chiara.
2. Levargli la pleistescion. Alla domanda “dov’è il mio joystick?” rispondere “zitto o ti faccio diventare player 2 con un paccaro a votamano”.
3. Provare con le buone a spiegargli che non siamo dei zammari come gli americani che chiudono i cumpagnielli nell’armadietto e appendono le lenti alla catenella del water.
4. Prendere un foglio di carta bianco, scriverci sopra le parole “gioco” e “cattiveria”, dividerle con una linea e chiedergli da che parte vuole stare. Se si rifiuta di scegliere non fatelo uscire di casa per una settimana e sottoponetelo alla cura Ludovico con la visione in loop di una puntata di “A sua immagine”.
5. Se torna a casa dicendo di aver picchiato qualcuno per essersi sentito chiamare “figlio di puttana” ‘nsardatelo buono e meglio per il solo fatto di aver ripetuto l’infelice locuzione.
6. Spiegategli l’importanza del dialogo, perché si comincia col vattere gli amichetti e si finisce arruolati nell’Isis e poi non possono avere più nemmeno Facebook.
7. Bere acqua nelle ore più calde della giornata.
8. Utilizzare la protezione totale Bimbi e non fare il bagno nel mare subito dopo i pasti.
9. Evitare di leggere i consigli utili del Corriere.
10. Non picchiarlo perché la violenza genera violenza, po’ so’ sempre criaturi ed è peccato.

​Barzelletta del Cucciolone

Che fai “Pierino stava andando dalla nonna”

E dall’altro lato dici “Incontrò il lupo nel bosco”

Non hai niente a che vedere con Prokofiev

Un momento ma il Cucciolone non dice le barzellette su Pierino

Eh però

Dall’estate prossima ventura

Ci voglio le vignette di Charlie Hebdo sopra

Manifesterò la mia indignazione perché

È buona solo la parte alla vaniglia

La neve

Ogni volta in cui mi affacciavo per vedere se nevicasse, mi dicevano che non dovevo stare sempre a guardare, sennò smetteva o non cominciava proprio e dovevo fare uno sforzo immane per non controllare di continuo, anche perché il livello di rischio paccheri era perennemente oltre la soglia. Non appena le temperature scendevano, iniziavo a covare le speranze perché non vedevo l’ora nevicasse sul serio: ero sempre convinta prima o poi sarebbe stato come nei cartoni Disney, che si sarebbe posata a lungo e che magicamente le strade si sarebbero riempite di bucaneve. Pensavo a due cose con grande intensità: alla pubblicità del cioccolato Novi con la seggiovia e al fatto che avrebbero chiuso la scuola. L’unica tarantella che a volte riuscivo a compiere con successo era mettere la zuppiera fuori per fare la granita e, quando ciò accadeva, poi di rado riuscivo a evitare le cazziate per aver fatto scorrere acqua e arance per terra e sparso zucchero dappertutto. Ero certa sarebbe arrivato il giorno in cui ci sarebbero stati pupazzi ovunque e mi stonavo a capire come farne uno, se mettere davvero una carota per fare il naso, a dove reperire dei bottoni sufficientemente grossi senza farmi sgamare se li pigliavo dal barattolo con gli aghi e i fili, ma alla fine non ho mai fatto niente, anche perché ci pensavo a lungo e quando mi svegliavo il giorno dopo non c’era più niente: solo ghiaccio zozzoso per strada che faceva pure vomitare un poco e allora non restava altro che aspettare le quattro/cinque del pomeriggio, mettere su Bim Bum Bam e aspettare la botta di freddo successiva.

Buona Befana

​Vorrei riconoscere un merito a quelli di Forza Nuova che stanotte sono andati al paese di Grillo a fare la contestazione per la storia del codice etico e hanno appeso uno striscione recante la scritta “caramelle per i bambini, carbone per i grillini”: bravi, ci avete messo del tempo, ma avete finalmente imparato anche voi come funziona la rima baciata.