La vocale

C’era una volta una bambina che si chiamava Palmera, ma i suoi genitori volevano chiamarla Palmira, come la meta del loro viaggio di nozze. L’ufficio anagrafe fu inclemente e un errore di battitura segnò per sempre non soltanto un registro, ma soprattutto una vita, perché alle elementari cominciarono a prenderla perennemente in giro, anche un po’ a causa di quell’aria impacciata che da sempre la contraddistinse: “tonna”, così la chiamavano. Ogni giorno Palmera tornava a casa e piangeva: la mamma le diceva “tesoro mio, non è ‘tonna’, è ‘donna’ e ne ridono perché sei piccola, esattamente come loro”. Palmera, però, non credeva affatto a quelle adorabili parole e questo trauma infantile continuò a tormentarla anche negli anni a venire, quando dalla tenerezza passò all’autolesionismo e cominciò a tagliarsi con un grissino. Lo scoprì la madre, quando la trovò priva di sensi sulle piastrelle del bagno; la raccolse dolcemente dal pavimento, facendo attenzione a non smembrarla. La fece riprendere con un po’ di acqua in faccia e la ripose in una scatola di latta, compattandola con dolcezza: “amore mio, adesso riposa, ma fa’ attenzione a non ferirti con i bordi quando ti sarai svegliata”.

Il pesce spazzino

In occasione della Giornata Mondiale del Pesce, è doveroso spendere una parola per omaggiare il pesce spazzino, fenomeno da baraccone degli acquari tropicali, in auge fino a una decina di anni fa nelle pizzerie, nei ristoranti-pizzerie e nei ristoranti.
 
Sul perché questi pittoreschi elementi d’arredo siano passati di moda non è dato congetturare, probabilmente a un certo punto si sono sfasteriati quasi tutti i gestori, all’unisono, e hanno aspettato la dipartita dell’ultimo esemplare per levare di mezzo tutte cose. I bambini seduti al tavolo avevano spesso la fissazione quasi maniacale di mettere il dito sui vetri per strunziare i pesci spazzino, per vedere se si azzeccavano a ventosa o scappavano e talvolta venivano sgridati o paccheriati perché avevano già lavato le mani e stava arrivando la pizza.
 
Anche se facevano un poco schifo perché avevano una bocca brutta e grande che si azzeccava sui vetri, la missione escatologica dei pesci spazzino era di enorme spessore e di non immediata comprensione ai più: garantivano condizioni salubri ai loro simili senza chiedere nulla in cambio, che nel frattempo mangiavano, nuotavano e scacazziavano a mitraglia con consistenza filamentosa; nonostante questo, venivano sempre schifati da tutti quanti solo perché erano brutti, scuri, tutti stuorti e nuotavano un poco di traverso. Non è stato giusto tacere questo sopruso negli anni e potrebbe essere opportuno, per redimerci, smettere di fare gli scherzi al primo d’aprile.