Il pesce spazzino

In occasione della Giornata Mondiale del Pesce, è doveroso spendere una parola per omaggiare il pesce spazzino, fenomeno da baraccone degli acquari tropicali, in auge fino a una decina di anni fa nelle pizzerie, nei ristoranti-pizzerie e nei ristoranti.
 
Sul perché questi pittoreschi elementi d’arredo siano passati di moda non è dato congetturare, probabilmente a un certo punto si sono sfasteriati quasi tutti i gestori, all’unisono, e hanno aspettato la dipartita dell’ultimo esemplare per levare di mezzo tutte cose. I bambini seduti al tavolo avevano spesso la fissazione quasi maniacale di mettere il dito sui vetri per strunziare i pesci spazzino, per vedere se si azzeccavano a ventosa o scappavano e talvolta venivano sgridati o paccheriati perché avevano già lavato le mani e stava arrivando la pizza.
 
Anche se facevano un poco schifo perché avevano una bocca brutta e grande che si azzeccava sui vetri, la missione escatologica dei pesci spazzino era di enorme spessore e di non immediata comprensione ai più: garantivano condizioni salubri ai loro simili senza chiedere nulla in cambio, che nel frattempo mangiavano, nuotavano e scacazziavano a mitraglia con consistenza filamentosa; nonostante questo, venivano sempre schifati da tutti quanti solo perché erano brutti, scuri, tutti stuorti e nuotavano un poco di traverso. Non è stato giusto tacere questo sopruso negli anni e potrebbe essere opportuno, per redimerci, smettere di fare gli scherzi al primo d’aprile.

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