La fine dei giorni

Le elezioni sono quel periodo dell’anno in cui, siccome l’argomento ti sta a cuore ma alla fine non ne capisci una mazza, schifi tutti quanti ma vuoi sempre bene a tutti quanti. Vuoi sentire le notizie di gossip, ti sceti la mattina che non vedi l’ora di sapere se Barbara D’Urso se ne sia andata finalmente in Guatemala cco’ qualcuno e invece no, devono scrivere che Di Maio un giorno sbaglia il congiuntivo e l’altro azzecca a dire “parricidio”, che Berlusconi vuole levare le tasse e aumentare le pensioni come ogni santa volta che scende in politica dal celebre discorso di Natale, che Renzi cerca di parlare poco e non sgarrare assai e che mannaggia santa alla fine è veramente morto pure Pannella, Salvini non se ne esce mai dall’Eurozona nemmeno se lo mandano a fare un allunaggio tipo Laika, non c’è nemmeno Di Pietro che almeno ti faceva fare le risate e veramente non c’è speranza per l’umanità. Meno male che tra poco è Carnevale, così mi abboffo di chiacchiere e vedo ancora più spesso le strisce filanti che i criaturi stendono a tradimento per strada, che per niente uno si sbaglia e le piglia per pedonali rischiando di finire investito da una macchina del PD nel pieno della propaganda elettorale e veramente no grazie, speriamo di uscire presto da quest’incubo a occhi aperti.

Spelacchio, fine di un albero

Una storia finita male, malissimo, quella di Spelacchio.
Il dramma è quello della natura umiliata, estirpata, addobbata, denudata e riaddobbata, nonostante sia il 9 gennaio. L’abete sarà ridotto a giocattoli e casetta per bambini, una “Baby Little Home”, con i fasciatoi e magari anche la mangiatoia per la venuta del nuovo Messia.
Spelacchio si riconferma dunque eroe nazionale che ha passato i guai e andrebbe, per questo, messo in una teca a imperitura memoria. Dovrebbe essere un monito per i posteri e gli si dovrebbero dedicare le canzoni, i libri e le poesie perché ha donato a una collettività intera un insegnamento grandissimo: tutto sommato conviene fare solamente il presepe.