I dieci comandamenti

Silvio, dopo tante peregrinazioni, finalmente arrivò sul Monte Sinai con l’affanno e il passo trafelato. Si passò una mano sulla fronte e fu un momento che l’Altissimo gli si manifestò per consegnargli le Tavole della Legge, che necessitavano ormai di una riscrittura. La terra sembrò aprirsi in una voragine: improvvisamente la nuda roccia si ricoprì di alberi in fiore, mentre la temperatura andava definendo un dolce tepore che rimestò l’aria in un’atmosfera di solenne conforto.

“Sei ufficialmente il successore di Mosè: ti senti davvero pronto a ricevere l’Ordine e a garantire per l’umanità intera?”

“Sì, Signore, sono prontissimo. Aspettavo questo momento da più o meno una vita”

Silvio si adagiò su un masso e continuò a lasciarsi inondare dalla luce divina. Tutto era lontanissimo: Milano 2, Canale 5, Arcore, gli assegni di mantenimento, i chirurghi e pure il tricologo. La voce di Dio gli tuonò contro di nuovo, distogliendolo dalla presa di coscienza dello stato di grazia in cui si trovava: “Il primo comandamento dice ‘Non avrai altro Dio all’infuori di me'”.

“Ci mancherebbe, non credo ad altri” rispose il discepolo con tono reverenziale.

“Ti invito, pertanto, a non avere i tuoi soliti deliri di onnipotenza” ribatté Dio, interrompendolo. Silvio si limitò ad annuire e a chiedere quale fosse il prossimo.

“‘Non nominare il nome di Dio invano’ è il secondo, ma non credo ci siano grossi problemi in merito. Il terzo invece è ‘Ricordati di santificare le feste'”

“Signore, come lei ben sa tengo molto al benessere dei miei ospiti e al principio di convivialità in generale. Non mi sembra di aver mai saltato neppure una delle festività indicate”. Dio tossì così forte che per un momento si manifestò un uragano, si schiarì la voce e ritenne opportuno procedere col quarto: “ONORA IL PADRE E LA MADRE”.

“A mio padre ho addirittura dedicato un trofeo calcistico, non vedo come potrebbe essere altrimenti”. La magnanimità del Signore tinse il cielo dei toni del tramonto: “Tutto sommato sei un bravo figlio sicuramente, credo tu non abbia mai ammazzato nessuno, quindi puoi trascrivere anche il quinto dei comandamenti, che è ‘Non uccidere’; il sesto è ‘Non commettere atti impuri’ ma è meglio soprassedere”.

Silvio ritenne doveroso ribattere: “Sempre con rispetto, mio Dio”.

“Stai zitto e non peggiorare la tua posizione, perché il settimo è ‘Non rubare’ e l’ottavo è ‘Non dire falsa testimonianza’ e, come ben sai, io vedo tutto. Adesso segna questi e fa’ ritorno a casa, prima che io possa pentirmi di aver designato te: ‘Non desiderare la donna d’altri’ e ‘Non desiderare la roba d’altri’ sono gli ultimi due.

“Signore, mi consenta di difendere la mia posizione: sono totalmente estraneo agli ultimi due comandamenti, quindi è chiaro che difficilmente sono accusabile dei due che li precedono”.

La provvidenza divina, ormai messa seriamente a dura prova, si indirizzò altrove con un lampo fortissimo: fu tempesta per qualche istante, poi intorno fu di nuovo il deserto arido. Un jet privato arrivò sul Monte creando uno squarcio nel cielo; Silvio raccolse le Tavole e salì a bordo: “Speriamo non si sia offeso, era solo una battuta”.

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