Il blocco

Una persona che scrive può avere un blocco e ne esistono di svariati tipi: utilissimi per la realizzazione di muri e tompagni di diverso spessore, i blocchi sono d’uopo nel momento in cui il desiderio di sbattere la testa in una chiusura o in una partizione verticale diventa un’ossessione.

Il blocco di utilizzo più frequente è quello in laterizio, di tipologia variabile in base alla percentuale di foratura: permette di giungere alla perfetta sintesi tra il risparmio e l’apparenza. Questo elemento, così complesso nella propria semplicità, unito ad altri e a un materiale isolante di adeguato spessore, riesce ad assicurare discreti valori di trasmittanza, privacy, silenzio e addirittura una facilissima occlusione di chiusure trasparenti così da impedire l’accesso anche al più piccolo spiraglio di luce, a conciliazione del sonno e di una rinnovata ma brutta noia per la lettura. Nel giusto formato, permette una tranquillissima realizzazione di solai, per la separazione degli ambienti e la trasmissione dei carichi.

Il blocco in calcestruzzo, spesso, lascia molto spazio a un gusto brutalista e garantisce maggiore sicurezza del precedente in laterizio. Non richiede una grande manutenzione: chi ce l’ha, se ne può fottere e innalzare il più spinto degli edifici, facendo addirittura una figura virtuosa, soprattutto se riesce a innestarlo con altri pezzi su una struttura in acciaio, per stare magistralmente sul pezzo e immerso nella contemporaneità.

Il blocco in vetro andava molto in voga prima dell’elezione di Cossiga: soprattutto nella versione colorata, ha permesso di realizzare le più grandi e inenarrabili cafonate nelle discoteche di tutto il mondo e non solo. Riattualizzato, oggi, permette una fuga dalla realtà relativamente allegra, dal momento che è possibile guardarvi attraverso e ottenere delle movimentate e suggestive scomposizioni di immagini, ché ad ogni elemento dinamico intercettato dall’occhio è possibile tanto vedere i mostri quanto fare dei viaggi gratis per le Maldive.

Essendo un blocco singolo assolutamente inutile, a prescindere dal materiale di cui è composto, risulta quindi opportuna la riconversione dello stesso in oggetto di uso comune: può diventare un vaso da fiori o un portapenne, anche se la soluzione migliore resta sempre quella di liberarsene, buttandolo dalla finestra nella speranza di una sosta del camion dell’immondizia o, meglio ancora, del transito di Rita Pavone lungo la traiettoria, perché vederla ballare dal vivo è sicuramente una delle gioie più grandi che possano capitare nella vita di un individuo.

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