C’è Grillo

Il Laboratorio della Scienza era un luogo asettico, privo di qualsivoglia traccia umana; se Beppe non ci fosse entrato, in seguito alla fortuita scoperta avvenuta in una tarda mattinata di un indefinito luglio, avrebbe giurato di aver forse visto un luogo simile soltanto in uno dei suoi sogni più nitidi. Una avventurosa e solitaria gita in barca lo condusse in un piccolo antro, una grotta appena percepibile in una frastagliata costa del Tirreno, che dava la chiarissima impressione di non aver davvero mai visto nemmeno un raggio di sole. Con una fugace occhiata, scorse un occasionale bagliore, intercettando così un oggetto che dava tutta l’impressione di essere un maniglione antipanico: legò la barca a uno sperone con molti nodi e cominciò una disagevole discesa per due o tre piccole rocce badando bene di non tagliarsi i piedi.

Quando Beppe bussò, nessuno rispose. Con una spallata vigorosa riuscì però a solcare l’ingresso, lasciandosi accecare da un bianco purissimo: si ritrovò in un’aula completamente vuota, che ospitava soltanto due parallelepipedi larghi e bassi in acciaio inox e un piccolo quadro metallico centrato sulla parete di fondo, con delle spie spente e una scritta in rilievo che recitava: “C4S4L3GG10 3XP3R13NC3”. Camminò con passo felpato tra i blocchi e guardandosi alle spalle, per la recondita paura degli hacker russi e delle bestie di Satana; ben presto, però, si accorse di un microscopico interruttore posto sotto la singolare combinazione alfanumerica e deglutì con fatica, non senza sudare un momento nel suo nuovo costume Sundek, adornato da una tempesta cromatica di palme di Maiorca che il suo fisico rendeva più simili a degli alberi della gomma.

Con ancora un po’ di coraggio allungò il braccio verso il pulsante e, con un metallico stridore, si aprì velocemente un grande quadrato nel controsoffitto: uscì una scatola delle Poste Italiane appesa a una molla e, senza esitare più di tanto, la aprì. Un’ologramma con la faccia di Freccero dischiuse la bocca, gli tuonò contro e disse: “Bravo, stavo aspettando proprio te: qui facciamo degli esperimenti, ma sappi che non è mai niente di serio”.

Un enorme robot con le fattezze di Alda D’Eusanio, improvvisamente materializzatosi alle sue spalle, lo prelevò repentinamente e, in men che non si dica, Beppe si ritrovò inserito per qualche istante in una specie di capsulone in titanio mentre la voce metallica disse “COMANDO GIOVINEZZA ATTIVO”. Immediatamente, un suono simile a 1936,27 macchine fotografiche che scattavano contemporaneamente una fotografia lasciò che le porte si aprissero: l’uomo ne uscì assolutamente stordito e in stato di shock, di fronte a una sua foto enorme, ringiovanito di almeno trent’anni. Dinanzi, c’era nuovamente lo stroboscopico Freccero, che gli fece: “Scusaci, non riuscivamo a trovare una foto giusta per la pubblicità e spero non ti dispiaccia questa camicia a quadri, ma sappi che insieme a un grande triangolo rosso ti donerà molto”. Beppe continuò a non dare cenni di reazione, finché l’ologramma non compì una traiettoria lungo il binario della molla a cui era appeso e, in corrispondenza delle spie che si erano accese di giallo ormai da un po’, tuonò: “C’È GRILLO”.

Fu proprio così che gli autori trovarono il nome per la nuova trasmissione invernale: peccato che, all’esordio nel mese del successivo gennaio, l’audience toccò a malapena il 4,3%.

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