Moto d’acqua

Quando Bettino Craxi arrivò ad Hammamet, la moto d’acqua rombava e disegnava nel cielo turchese delle bianchissime e spumeggianti falcate di mare impennando come un pazzo. Faceva molto caldo e riuscì a latitare da tutto, fuorché da se stesso e dall’afa: era estate, cominciò da subito a grondare sudore e salsedine e l’idea del Festivalbar gli riempiva l’anima con un walkman sulle note di Corona. Lontano dai paparazzi e da occhi indiscreti, l’assenza del televisore smise di essere un assedio e guardava incantato avvicinarsi la costa sotto la lente degli Aviator; l’orizzonte tra acqua e aria era nient’altro che una linea tremolante, a volte tenue e a volte decisa. Fu proprio su questa riflessione che una brutta vibrazione, in un crescendo sempre più forte, iniziò a farlo oscillare in maniera strana: improvvisamente, si sentì come destabilizzato da un mulinello.

Non avrebbe mai saputo di star avendo a che fare con un ponte di Einstein-Rosen: tutto, improvvisamente e presto, si tradusse in un incubo. Si spaventò molto, Bettino, perché aveva perso ogni orientamento e non sapeva più dove fosse. Si ritrovò spaventosamente accerchiato da altre moto d’acqua ferme con l’ultima scritta che avrebbe voluto leggere: POLIZIA.

Si sentì spacciato, impotente, disarmato e sconfitto, ma a un certo punto si rese conto di una bizzarria: si trattava di ragazzini che avevano tutti la stessa faccia. Lo guardavano fisso, in maniera inquietante; iniziarono tutti, contemporaneamente, a pronunciare una frase: “Dai papà, ancora un altro giro!”. Era tutto estremamente surreale e apparentemente spiegabile solo con il pretesto di una brutta insolazione di cui forse non si era reso conto, data l’adrenalina. Trovò comunque del coraggio, tossì, si schiarì la voce e disse loro: “Chi è vostro padre?”

I ragazzini diventarono tutto a un tratto seri, serissimi e scese il silenzio: Bettino era ormai terrorizzato, sudava freddo ed ebbe per un momento la tentazione di scappare a nuoto. Ci pensò un poco e concluse che non sarebbe arrivato da nessuna parte, ma comprese che l’unica via per uscire da quella situazione e capire quanto ci fosse di onirico era cercare di smuoversi da quel delirio in cui si trovava, non fosse altro che per riprendere piena conoscenza. Raccolse tutte le sue forze e con un urlo disumano tuonò: “CHI È VOSTRO PADRE?!”

I ragazzi sghignazzavano come se non ci fosse stato un domani, ma alla fine risposero in coro: “ANTONIO DI PIETRO” e cominciarono ad avanzargli contro. Bettino capì che quella sarebbe stata la fine, ma nella stretta cadde di nuovo nel mulinello e tornò al punto di partenza. Non capì mai cosa fosse realmente successo, ma razionalizzò concludendo che si fosse trattato soltanto di un brutto sogno ad occhi aperti ed era forse il caso di riposare un momento. Come una benedizione, gli si palesò dinanzi uno scoglio al quale potersi poggiare e finalmente si fermò.

Tirò un sospiro di sollievo, sussurrandosi una promessa: “Cascasse il mondo, la prossima volta mi muovo in barca”.