Mala tempora currunt

Si stava meglio quando si stava peggio: Giorgia (non la cantante) si faceva chiamare Draghetta sui forum e sputava fuoco nell’etere soltanto per una ristretta cerchia. Mala tempora currunt, ma non troppo da impedirci di prendere coscienza che la perpetrazione di un orripilante modello culturale, che avremmo dovuto demolire con una catapulta già eoni fa, è invece più vivo che mai. Si stava meglio quando non si stava tanto peggio, ché almeno ci si distraeva con futilità diverse da queste e per avere un tormentone bisognava prima aspettare Pippo Baudo con le madrine del Festival e l’Amadeus pre-scossa con le compilation del Festivalbar poi: ci andò forse pure bene quando ci toccarono Ricky Martin ed Enrique Iglesias. Nonostante fosse arrivato, in seguito, il momento di Asereje, certe brutture continuavano a essere sempre studiate almeno per le interrogazioni. Anche se l’argomento non interessava, almeno era maggiormente garantito il diritto all’ignoranza senza il dovere morale di avallare acriticamente messaggi d’odio vari ed eventuali, la cui condivisione pare garantisca un certo tipo di status symbol del saper campare oggidì, legato al recupero di un patriottismo distorto e di un riconoscimento di umana ragionevolezza in un concetto informe e disgregato di patria che dovremmo totalmente aborrire. Se siamo alle soglie del 2020 e c’è bisogno di garantire i diritti civili di un individuo – perché all’italiano medio a cui è stato tolto finanche il Totocalcio non vanno più bene gli ebrei, gli aborigeni, gli eschimesi, i musulmani, i testimoni di Geova, gli anabattisti, i calvinisti, gli zingari, i migranti, gli omosessuali, i 44 gatti in fila per sei col resto di due, i marziani e pure i venusiani – mettendolo sotto scorta, non siamo forse bendati su un mulo imbizzarrito che ci sta portando a scapezzare da un dirupo senza che nessuno possa facilmente fermarlo?