Epidemie

Grandi timori destò la mucca pazza e subito si urlò alla pandemia: la brucellosi, una parola così brutta che faceva venire i bubboni solo a pronunciarla.

Il dolore fu poi sversato nelle lettere all’antrace e la paura per la SARS diventò enorme, ma mai quanto quella per l’aviaria. Rimase solo il signor Amadori a mangiare il pollo mentre gli altri avevano cominciato a schiaffeggiarsi con le bistecche a Ciao Darwin.

Il male più grande dell’umanità sembrò essere diventata l’ebola, esattamente nel periodo di maggior odio per i neri, ma ce la si scampò anche in quell’occasione.

La disgrazia del Coronavirus: un ospedale in 10 giorni, i casi sospetti in Italia e nel mondo, la loro mappatura; la nave da crociera ferma a Civitavecchia, stop agli involtini primavera. Proclamato lo stato di emergenza mondiale dalla OMS.

Forse il peggio è latente ed è ancora davanti ai nostri occhi.

Don Matteo, stagione 12esima.

Il martello

Diedero al popolo il Grande Fratello VIP e i flash mob e levarono di mezzo tutto il resto, abbagliandolo con la paura dei neri. Rita Pavone era stata appena riprogrammata per la kermesse musicale dell’anno, nonostante le sue nostalgie giovanili la facessero propendere verso uno stucchevole sciovinismo sovranista, che le sottraeva energie preziose. Analogamente, fu il turno di Rita Dalla Chiesa, che solo il vecchio Santi Licheri riusciva a rabbonire utilizzando lo stesso martello di cui cantava la sopracitata cantante. Questo tòpos del martello, in un’epoca di verità falciate, si ergeva minaccioso e ricorrente in una fluidità di informazioni artefatte e per certi versi incontrovertibili ma niente poteva contro l’interrogativo che stava tormentando grandi e piccini: Emanuele Filiberto avrebbe davvero rinunciato al titolo nobiliare?