La domenica delle palme

La domenica delle palme era una ricorrenza bellissima, perché arrivava dopo giorni di lavoro certosino passati a colorare i ramoscelli d’ulivo con le bombolette argentate e dorate e/o a riempirli di porporina: anche se queste pratiche ci facevano seminare roba ovunque e ci facevano pigliare le mazzate fino al lunedì successivo, non demordevamo. Vicino alle foglie attaccavamo cioccolatini, caramelle, ovetti, pulcini, confetti, nastrini, fiocchetti, stelline, bigliettini, coccarde, ghirlande a pezzi avanzate da Natale, fiorellini e sicuramente pure altre cose ed era bello quando stavano tutte piegate su un lato e le dovevi spezzare per scambiarle in segno di pace. Sistematicamente se ne veniva tutto appresso e cominciava a cadere roba per terra, ti sembrava brutto dare alle persone un pezzo senza niente vicino e spesso più che la pace ci si scambiavano dei drammi veri e propri, perché non era detto che a un pezzo bello di una palma ne corrispondesse uno di adeguato pregio e fattura. Queste erano comunque esperienze importanti di cui bisogna far tesoro, soprattutto in questi tempi di Coronavirus, e non stava scritto da nessuna parte che, se proprio le si voleva vivacizzare, dovevano per forza essere solo dorate e argentate.

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